I tarocchi in azienda: quando l’Imperatrice, l’Imperatore e il Papa siedono al tuo tavolo

Il viaggio Unconventional della contributor Luisa Romesi prosegue con un articolo dedicato alla sua passione per i tarocchi, entrati a far parte della sua strategia di formazione dei team di lavoro, con l'obiettivo di renderli coesi e moltiplicatori di talento e cultura, non solo aziendale

di Luisa Romesi*

Confessione da dirigente: tengo un mazzo di tarocchi nel cassetto della mia scrivania.

Quando pensavo di essere stata abbastanza unconventional… ho incontrato i tarocchi e la numerologia legata ad essi. Da quel momento ne ho sempre con me un mazzo, ma solo degli arcani maggiori.
Nel mio lavoro i tarocchi non mi sono mai serviti per prevedere i risultati di vendite. Sono invece qualcosa di completamente diverso: sono uno strumento inaspettato per decodificare le personalità del mio team di vendita (e non solo).

Un pensiero mi passa ora per la mente: quanta solitudine ho sentito nel ruolo di dirigente? Oggi forse chiederei all’intelligenza artificiale di confortarmi?

Per oltre vent’anni tutti questi strumenti così unconventional che ho sperimentato durante la mia vita mi hanno aiutato e dato forza quando non potevo chiedere a nessuno.

Ho avuto sempre capi rigidi, autocentrati e con ego significativi; questo per dirvi che un segno di debolezza, una paura condivisa, una lacrima sul viso, per LORO significava che non ero adatta che ero sempre troppo o poco qualcosa.
I tarocchi mi hanno consolato e aiutato… perché le parti negative dei vari arcani le ho conosciute bene.

In questo cammino di esperienza, ho iniziato a riconoscere, ad esempio tre archetipi: se nel tuo team hai un 3, ossia l’Imperatrice, oppure un 4, l’Imperatore, o infine un 5, il Papa, hai un grande vantaggio: se li riconosci, il tuo modo di porti con loro deve cambiare radicalmente.

Ma facciamo un passo indietro alle origini della mia passione.
Tutto è successo nel 2019, quando un’amica mi ha regalato I Tarocchi ti raccontano di Maria Giovanna Luini, un medico che ha lavorato per anni con Umberto Veronesi (un bel 5, o meglio, “IL” Papa).
L’autrice utilizza i tarocchi come strumento per far emergere l’inconscio dei suoi pazienti oncologici. Nel libro, Luini descrive infatti come i tarocchi non siano strumenti divinatori, ma mezzi potentissimi di proiezione di ciò che nascondiamo perfino a noi stessi.

Da quel momento ho cominciato a studiare gli archetipi degli Arcani Maggiori con la stessa metodicità con cui analizzo un report di vendita. E ad esempio ho trovato che le tre carte in particolare di cui parlavo prima – ossia l’Imperatrice, l’Imperatore e il Papa – descrivevano perfettamente tre tipologie di personalità che incontravo nel lavoro.

Non sono categorie rigide, bensì sono nuove chiavi di lettura che mi permettono di comprendere motivazioni profonde, talenti nascosti, e soprattutto come vi dicevo prima, migliorano il mio modo di comunicare in maniera più efficace con ciascuna delle tre tipologie di personalità.

Per farvi entrare meglio nel clima, vi parlo di questi 3 arcani e vi sfido a trovarne qualcuno intorno a voi. Come calcolarli? Esistono vari metodi, per cui vi invito a cercarli sul Web.
In questa sede mi interessa descrivervi le caratteristiche dei numeri 3, 4 e 5.

Partiamo.

L’Imperatrice: la creatrice che nutre i progetti

Sarà capitato anche a voi. Quella persona nel team che sembra avere una visione organica di tutto, che sa intessere relazioni, che trasforma un’idea grezza in qualcosa di concreto e vitale. L’Imperatrice nei tarocchi è la terza carta degli Arcani Maggiori, simbolo di fertilità, abbondanza e creatività, rappresenta l’energia femminile e la capacità di nutrire e far crescere nuove idee, progetti o relazioni.

Il suo grande potere non risiede nella facoltà di imporre la propria volontà con la forza, ma in una grande capacità di comunicare, di consigliare e di analizzare, facendo di lei l’emblema stesso della mediazione. Nel mio team, l’Imperatrice è quella/quel collaboratrice/tore che non utilizza mai l’aggressività, ma con l’empatia riesce and arrivare al suo obiettivo.
Coltiva i rapporti come si coltiva un giardino: con pazienza, con attenzione ai dettagli, con la capacità di far sentire l’altro accolto, compreso, nutrito.

L’Imperatrice incarna l’energia femminile (ma non è detto che sia una donna), la madre terra e la capacità di nutrire, simboleggiando anche la prosperità e l’armonia, invitando alla cura di sé e degli altri. Questa personalità eccelle nelle relazioni ed è magia se lavora con persone che amano le relazioni. L’Imperatrice sa aspettare, sa quando seminare e quando raccogliere.

Cosa ho imparato gestendo le Imperatrici:

– a non metterle sotto pressione con le tempistiche, perché hanno bisogno di tempo per far maturare le relazioni;

– valorizzare la loro capacità di creare ecosistemi, perché sono perfette/i nel gestire nel lungo periodo;

– riconoscere che la loro forza non è nell’imposizione, ma nella persuasione gentile e nell’intelligenza relazionale;

– non improvvisare mai con loro, perché le loro analisi sono il frutto di un’intelligenza superiore. L’Imperatrice è infatti un essere fondamentalmente empirico che ha costruito la sua personalità grazie agli insegnamenti delle sue esperienze passate.

Il rovescio della medaglia di questo tipo di personalità è però l’arroganza. Quindi attenzione a come ci si pone con loro, vista la loro attitudine impetuosa con cui si iscrivono nell’azione, a volte a scapito degli altri e del buon senso.
Ho visto Imperatrici diventare possessive nei confronti dei “loro” team, e perdere il senso del limite nella protezione dello stesso.
In quei casi, il mio compito è riportarle all’equilibrio, ricordando loro che nutrire non significa controllare.

L’Imperatore: il costruttore che domina la strategia

L’Imperatore indica una personalità con forti qualità di leadership, la capacità di organizzare e strutturare il proprio ambiente, è spesso associato a persone che possiedono autorità e influenza – manager, leader, capi. Rappresenta il potere terreno, l’autorità e la struttura, incarnando il principio maschile dell’ordine, della legge e della stabilità.

Nel mio team, l’Imperatore è colui che maneggia ogni trattativa come una partita a scacchi. Giusto e leale, eccellente stratega, sicuro delle proprie forze, ha tutte le capacità necessarie al successo materiale e finanziario, è in grado di cogliere la minima opportunità per far prosperare gli affari e infondere fiducia nelle persone che lo circondano.

È il sovrano con una lunga barba che simboleggia saggezza derivante dall’esperienza, il suo potere deriva da una lunga tradizione di comprovato successo, indossa una giacca rossa sopra un vestito blu, il che significa che trae il proprio potere da tradizioni antiche. L’Imperatore nel mio team è quello che studia i competitor, che prepara ogni presentazione come se fosse una battaglia da vincere, che sa esattamente quando attaccare e quando ritirarsi strategicamente.

Cosa ho imparato gestendo gli Imperatori?

– A dar loro obiettivi chiari e misurabili, perché prosperano nella struttura e nella competizione;

– gli Imperatori non si limitano a incarnare il potere e l’autorità, ma rappresentano anche un equilibrio armonioso tra forza esteriore e saggezza interiore, sono i custodi della stabilità, ma anche della capacità di adattamento.

– ad affidare loro progetti complessi che richiedono pianificazione e disciplina;

– a riconoscere pubblicamente i loro successi: gli Imperatori hanno bisogno di sentire il proprio dominio riconosciuto.

Con gli Imperatori devo sempre essere attenta agli argini, a difendere il mio territorio. Al rovescio, il principe saggio diventa infatti un despota crudele e spietato. Rappresentando il lato oscuro del potere, le personalità di questo tipo indicano ostacoli determinati dalla stessa cattiva condotta.
Ho visto Imperatori diventare incapaci di delegare, convinti che solo il loro metodo fosse quello giusto.
In quei momenti devo intervenire con fermezza, ricordando loro che il potere risiede innanzitutto nella capacità di governare se stessi con saggezza e compassione.

Il Papa: il mediatore che connette i mondi

E poi c’è il Papa. Il Papa è simbolo di saggezza, tradizione e autorità spirituale, il suo ruolo di mediatore tra il divino e il terrestre lo rende una figura chiave. È un personaggio saggio e carismatico sul quale è facile fare affidamento, un uomo pieno di umanità che ama condividere le proprie esperienze e dare buoni consigli, la sua funzione potrebbe essere comparata a quella degli psicologi o degli psicanalisti.

Nel contesto aziendale, il Papa è quella figura che non è necessariamente il top venditore, ma è quello che tutti cercano quando c’è un problema. Come ponte o pontefice, il Papa rievoca una comunicazione che ha una meta e sa dove va, può rappresentare un maestro, una guida, un professore ma anche una figura paterna idealizzata.

Il Papa conosce perfettamente le difficoltà della vita umana ed è capace di portare la sua benevola protezione, è un uomo maturo e pieno di simpatia, per riuscire a far passare il suo messaggio ha saputo sviluppare delle facoltà verbali eccezionali che fanno di lui un mediatore particolarmente efficace. Io ho avuto nel mio team un Papa che non eccelleva nelle cold call, ma che era insostituibile dove c’erano tensioni, incomprensioni, oppure quando bisognava far dialogare i dipartimenti.

Cosa ho imparato gestendo i Papi:

– Il Papa incarna una missione, quella del mediatore e della guida, trasmette energie benefiche e offre protezione, regna su tutti e tre i livelli: fisico, psichico e spirituale;

– non sprecare il loro talento in attività puramente transazionali, perché sono preziosi nelle situazioni che richiedono diplomazia;

– valorizzare il loro ruolo di mentori interni, perché spesso formano i nuovi arrivati meglio di qualsiasi training aziendale;

– riconoscere che la loro influenza sul team va oltre i numeri di vendita.

Il rischio? il Papa può diventare intollerante, suscettibile, addirittura malevolo con le persone che non riesce a capire, traduce una forma di conformismo che può falsare la sua analisi. Ho visto Papi trasformarsi in predicatori noiosi, convinti di avere sempre ragione, incapaci di adattarsi ai cambiamenti. In quei casi dovevo ricordargli che la vera saggezza sta nell’ascolto, non solo nella parola.

Il vero Unconventional: usare gli archetipi per costruire squadre

Quello che i tarocchi mi hanno insegnato non è la tarologia applicata al business. È qualcosa di più profondo: il riconoscimento che le persone non sono intercambiabili, che non esiste “l’area manager perfetto” ma esistono talenti diversi che, se orchestrati correttamente, creano una squadra imbattibile.

L’Imperatrice nutre gli Store manager che hanno bisogno di creare una relazione nutriente e ricca di scambi verbali, inoltre costruisce relazioni durature. L’Imperatore conquista e chiude trattative complesse. Il Papa media i conflitti e mantiene coesa la cultura del team. Quando ho smesso di cercare cloni del “top manager ideale” e ho iniziato a riconoscere e valorizzare questi archetipi, i risultati sono migliorati.

Ho cominciato ad assegnare i progetti in base alla personalità archetipica, non solo in base alle competenze tecniche. Ho formato coppie Imperatrice-Imperatore per bilanciare relazione e strategia. Ho messo i Papi a guidare i team più giovani. Ho creato spazi dove ogni archetipo potesse esprimere al meglio il proprio potenziale.

Gli archetipi dei tarocchi sono Unconventional perché ci costringono a guardare oltre i CV, oltre i KPI, oltre le performance reviews. Ci ricordano che stiamo lavorando con esseri umani complessi, ognuno portatore di un’energia unica, di un modo diverso di stare al mondo.

Non serve credere nei tarocchi. Serve credere che le persone sono più ricche di sfaccettature di quanto qualsiasi modello di assessment aziendale possa mai catturare. E che, a volte, le chiavi di lettura più potenti arrivano dai luoghi più inaspettati.

Provate a riconoscere gli archetipi nel vostro team. E magari nel prossimo articolo ne osserviamo altri 3?
A presto, ma sempre in maniera UNCONVENTIONAL!

*Chi sono

Laureata in Scienze Motorie all’Università degli Studi di Roma “ Foro Italico”, ho costruito un percorso formativo diventando Coach certificata ICF e conseguendo un Master di II livello in Medicina Naturale all’Università degli Studi di Roma “ Tor Vergata”.
Nel mio attuale ruolo di VP Geo Italy per Foot Locker, seguo strategicamente un network di 157 punti vendita sul territorio nazionale, con l’obiettivo di migliorare le performance degli store, contribuendo allo sviluppo delle persone all’interno dell’azienda. La mia filosofia professionale si fonda sull’agilità, con una forte attitudine al teamworking e con spiccate capacità di comunicazione e di relazione interpersonale, qualità che ho sviluppato grazie alla mia esperienza sul campo.

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