Immigrata over 50, ma va bene così
Proseguono le cronache di Claudia Bassanini dalla Scozia con una riflessione sulla leggerezza, una competenza acquisita in anni recenti che le consente di non vergognarsi se non capisce al volo l'inglese del Paese in cui ha scelto di andare a vivere
di Claudia Bassanini*

Nei primi giorni di scuola sapevo sempre come muovermi. Anche in una scuola nuova, anche da pesce fuor d’acqua: ci sono rituali precisi, e dopo ventisei anni li conosco tutti. In Scozia, invece, non ho trovato nulla che potessi ricondurre a esperienze precedenti. Neanche le vacanze in Inghilterra mi sono servite -ovviamente, direbbero gli scozzesi.
Me la sono giocata in modo del tutto inaspettato: da immigrata.
Undici giorni, di cui solo due di vacanza vera. Per il resto, un turbinio di professionisti italiani e scozzesi da incontrare per costruire quello che comincerà nei prossimi mesi. Non proprio rilassante. Ma sicuramente rivelatore.
Il primo impatto è stato meteorologico. Partita da una Milano a 40 gradi, sono arrivata con nuvole minacciose, vento sferzante e 13 gradi. Per undici giorni il pile è stato il mio migliore amico. Ogni giorno le quattro stagioni si avvicendavano secondo combinazioni del tutto impreviste. Lì è impossibile rimanere pettinati – e gli scozzesi lo sanno benissimo. Provateci voi, ad arrivare a un appuntamento con i capelli in ordine dopo venti metri di pioggia scrosciante. Il risultato è una popolazione del tutto insensibile alle formalità, libera da qualsiasi etichetta. Una lezione di stile (o di vita!), a modo suo.
Poi c’è la guida a sinistra. Gli scozzesi devono essere abituati a vedere gente contromano: invece di tuonarti contro rallentano e aspettano che ti ricordi dove ti trovi. Forse è solo una questione di concedere il tempo necessario perché tutti si mettano sulla giusta carreggiata.
E poi, la lingua. L’inglese è diventato di colpo comprensibile. Lo scozzese è un’altra faccenda. In lavanderia, il proprietario mi ha ripetuto più volte che sarei dovuta tornare TD – pronunciato esattamente come si legge. Alla quarta volta ho capito che intendeva “today”. In quel momento mi sono chiesta se ce la farò mai. Il paradosso è sadicamente bruciante: per venticinque anni ho costruito lezioni tentando di usare chiarezza lessicale ed efficacia espositiva, e adesso mi sento una bambina di cinque anni con un vocabolario basico e del tutto inadeguato. L’insegnante che non riesce a farsi capire. Grazie, destino.
Ma è proprio qui che la storia si fa interessante.
Gli scozzesi sono il popolo più gentile che abbia mai incontrato. Una signora anziana, sbucata dal nulla, mentre cercavamo il supermercato senza trovarlo, si è offerta di accompagnarci. Il proprietario di una libreria ci ha raccontato per un’ora la storia della località dove andremo a vivere – i suoi avi risiedono lì dal medioevo, e la sua spiegazione avrebbe fatto impallidire molti storici di professione. Il mio insegnante di inglese – perché ovviamente ho cominciato a prendere lezioni a manetta – dice che gli scozzesi sono così disponibili solo perché sono italiana. Non so se sia vero. So che è un’esperienza impareggiabile.
E so anche cosa mi permette di viverla davvero.
Quello che porto con me in questa nuova vita è la leggerezza che mi concede l’età. Non mi interessa avere i capelli in ordine. Non mi interessa fare una figuraccia se non riesco a capire cosa significhi “TD”. E sto volentieri un’ora ad ascoltare il libraio che racconta gli aneddoti sulla sua famiglia nei Borders. Non ho fretta di arrivare da nessuna parte, perché l’unico posto in cui devo essere è lì – e l’unica cosa che devo fare è scoprirlo e viverlo, attraverso le persone, attraverso le storie, attraverso il tempo che finalmente mi concedo.
A vent’anni non sapevo ancora che questa fosse una competenza. A cinquanta, è forse la più preziosa che ho.

*Chi è l’autrice
Claudia Bassanini è stata un’insegnante con una ventennale esperienza in scuole ad alta complessità. Il suo approccio educativo si è incentrato sulla crescita personale e sulla valorizzazione delle capacità individuali, con il pieno coinvolgimento delle famiglie dei propri allievi. Da qualche tempo ha intrapreso una nuova strada personale e professionale altrove: ha scelto People are People per raccontarla.
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