Ristorazione, il mismatch nasce anche dalle informazioni che mancano

Secondo una ricerca di Restworld, agenzia per il lavoro specializzata nel recruiting per la ristorazione e l'ospitalità, la difficoltà nell'incontro tra domanda e offerta nel settore dipende anche dall'incompletezza delle informazioni fornite in fase di candidatura

Da una parte i ristoratori faticano a trovare i candidati giusti, dall’altra i lavoratori chiedono di poter raccontare meglio il proprio profilo quando ricevono un feedback negativo. Il mismatch nella ristorazione non riguarda solo la disponibilità di personale, ma anche la capacità di far incontrare domanda e offerta attraverso informazioni complete e aggiornate. A fotografare questa distanza è una ricerca curata da Restworld, agenzia per il lavoro specializzata nella ricerca e selezione per ristorazione e ospitalità, che ha analizzato 187.553 candidature effettive ricevute tra il 1° gennaio e il 23 agosto 2026.

L’analisi della società di recruiting mostra come, nei processi di selezione, il curriculum da solo spesso non sia sufficiente a restituire tutte le informazioni necessarie per valutare correttamente un candidato.
La difficoltà nel reperire personale resta uno dei temi più sentiti dal settore.

Secondo i dati del Sistema Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, a giugno 2026 oltre la metà delle figure ricercate dalle imprese della ristorazione risultava difficile da trovare. Ma, secondo Restworld, il problema non riguarda soltanto quanti lavoratori siano disponibili: riguarda anche quanto efficacemente persone e aziende riescano a incontrarsi durante la selezione.

Anche nella ristorazione, aggiunge la ricerca, stanno entrando strumenti basati sull’intelligenza artificiale, utilizzati per gestire grandi volumi di candidature, individuare i profili più coerenti e raccogliere informazioni aggiuntive rispetto a quelle presenti nel curriculum. I dati di Restworld mostrano infatti che una parte significativa delle candidature si interrompe prima ancora di arrivare al ristoratore: il 23,4% delle candidature analizzate si è fermato perché il candidato non ha risposto al primo messaggio di pre-selezione.

Il secondo elemento emerso dalla ricerca riguarda invece il rapporto tra candidati e feedback negativi. Quando una selezione si conclude con un “no” motivato, la reazione delle persone è generalmente di accettazione: tra le oltre 65 mila candidature chiuse analizzate in un secondo periodo di osservazione, le richieste di revisione sono state una quota molto ridotta.

Quando però il candidato decide di chiedere un approfondimento, spesso non contesta il criterio della selezione, ma segnala che il proprio profilo non era stato rappresentato completamente. Circa la metà delle contestazioni riguarda infatti la necessità di correggere o integrare informazioni, ad esempio un’esperienza professionale non inserita nel curriculum oppure una maggiore disponibilità rispetto alla distanza dal luogo di lavoro.

Il tema, quindi, non è soltanto individuare il candidato migliore, ma creare un processo nel quale entrambe le parti abbiano la possibilità di esprimere tutte le informazioni rilevanti. «Cercare lavoro è molto più che mandare un curriculum: non ricevere risposte e non capire cosa non abbia funzionato può diventare frustrante», spiega Luca Lotterio, CEO di Restworld. «Il punto non è soltanto dare un feedback, ma permettere al candidato di contestarlo e chiederne la revisione».

Secondo Restworld, l’intelligenza artificiale può avere un ruolo proprio in questa fase: non come filtro ulteriore, ma come strumento per migliorare la qualità dell’incontro tra domanda e offerta: «L’AI non deve essere un filtro aggiuntivo, ma aiutare il candidato a raccontarsi meglio e il ristoratore ad avere più informazioni», aggiunge Lotterio.

Del resto, parte della distanza tra profili e posizioni aperte dipende essenzialmente da alcuni elementi ricorrenti: tra le candidature che completano il pre-colloquio ma non vengono proposte al ristoratore, il principale motivo di esclusione è una distanza tra esperienza maturata e quella richiesta, seguita dalla distanza dal luogo di lavoro, dalla difficoltà nel motivare l’interesse per la posizione e dall’incompatibilità con i turni.
La fotografia racconta una trasformazione più ampia del recruiting: la tecnologia può aiutare a gestire la complessità dei processi, ma la qualità della selezione dipende ancora dalla possibilità di costruire un dialogo più ricco tra aziende e persone. Perché spesso il candidato giusto non manca: semplicemente non è ancora riuscito a raccontare tutto quello che può offrire.

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