Effetto AI in azienda: più formazione tech per tutti i profili
Secondo l’Osservatorio sulla formazione aziendale realizzato da Boolean, la maggioranza delle imprese italiane sta investendo in programmi di upskilling con l'obiettivo di migliorare le competenze di AI e digitale per tutti i tipi di dipendenti
L’intelligenza artificiale sta cambiando anche il modo in cui le aziende italiane investono sulle competenze delle persone. Lo sottolinea l’Osservatorio sulla formazione aziendale di Boolean, l’AI Tech Academy fondata nel 2018 da Fabio Forghieri. Realizzato in collaborazione con Excellera Intelligence su un campione di oltre 200 decision maker aziendali attivi nei processi di gestione, pianificazione o valutazione delle attività formative in tutta Italia, l’indagine si è basata su interviste a responsabili HR, Formazione e Sviluppo e figure apicali, coivolgendo un 27% operante nel settore industriale e il restante 73% nei servizi.

Tra i dati più rilevanti, secondo la ricerca nove imprese su dieci considerano prioritario investire nell’upskilling tecnologico dei dipendenti. Il 69% ha già programmi di formazione attivi o in partenza nei prossimi 12-18 mesi, mentre la quota sale al 96% se si includono anche le aziende che prevedono di introdurli nel medio periodo.
A trainare la domanda è soprattutto l’intelligenza artificiale generativa, indicata dal 73% delle imprese come l’ambito più rilevante per l’aggiornamento delle competenze. Seguono cybersecurity, scelta dal 56% del campione, cloud computing, al 48%, e data analysis, al 45%. Una graduatoria che racconta dove si sta spostando il baricentro della formazione aziendale: non più solo competenze digitali generiche, ma capacità utili a governare strumenti, processi e decisioni in un contesto in cui la tecnologia entra sempre più nel lavoro quotidiano.
Il cambiamento più significativo riguarda però il pubblico a cui questi percorsi sono destinati. La formazione tech non è più considerata un’attività riservata agli specialisti IT o alle funzioni tecniche. IT manager e tecnici informatici restano il target principale dei corsi specialistici, indicato dal 46% delle imprese, ma quasi un’azienda su due dichiara di voler estendere le competenze digitali di base all’intera popolazione aziendale.
L’aggiornamento tecnologico viene ritenuto prioritario anche per manager e C-Level, indicati dal 29% del campione, per neoassunti e figure junior, sempre al 29%, e per profili business e sales, al 28%. La trasformazione digitale, in altri termini, non viene più letta come un tema confinato ai reparti informatici, bensì come una condizione trasversale per lavorare, decidere, vendere, collaborare e innovare.
«Sempre più organizzazioni vogliono integrare l’AI nei propri processi per restare competitive, ma spesso mancano le competenze per trasformarne il potenziale in risultati concreti», commenta Fabio Forghieri, che pertanto precisa come l’accesso agli strumenti non sia più sufficiente: «l’AI genera valore – sottolinea il founder di Boolean – solo quando le persone sanno utilizzarla in modo efficace».
La direzione tracciata dalla ricerca trova riscontro negli investimenti concreti in azioni formative. Il 41% delle aziende intervistate vi destinerebbe infatti oggi tra 50 mila e 100 mila euro all’anno, mentre quasi una su tre (circa il 23%) supera questa soglia, investendo tra i 100 mila e i 300 mila euro, accanto a un ulteriore 7% che ne investe addirittura oltre i 300 mila.
E nel futuro? L’indagine prevede un ulteriore rafforzamento di questa tendenza, confermato dal 72% del campione di aziende intervistato, che ha intenzione di aumentare ulteriormente il budget in formazione tech, con l’obiettivo di ridurre il divario di competenze interne. Cambiano anche le modalità di apprendimento: i corsi online restano la formula più diffusa a livello generale, scelta dal 61% delle aziende, ma nei percorsi di upskilling tecnologico cresce la preferenza per modelli ibridi, che combinano digitale e presenza.
La formazione, però, è solo una parte della domanda che arriva dalle imprese. L’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro sta infatti aprendo un bisogno più ampio di accompagnamento. Secondo l’Osservatorio, il 56% delle aziende cerca consulenza strategica sull’evoluzione delle competenze digitali e sull’AI, il 42% supporto nel recruiting tecnologico e il 36% progetti di AI adoption.
Per l’Osservatorio di Boolean, la sfida è passare da una fase di sperimentazione frammentata dell’intelligenza artificiale a un approccio più strutturato, capace di sviluppare competenze diffuse, ma calibrate sui diversi ruoli e sulle attività quotidiane. «La formazione specialistica può accelerare innovazione e competitività solo partendo da un’analisi calata sulle esigenze reali delle imprese», conclude Forghieri.
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