Lavoro e AI, dal job squeezing a nuovi modelli di formazione

Riceviamo e volentieri pubblichiamo l'articolo che Andrea Boscaro, cofounder e partner di The Vortex, ha dedicato al fenomeno emergente nel mondo del lavoro, dopo l'ingresso dell'IA generativa, ossia la progressiva riduzione della capacità delle aziende di ammettere e far crescere internamente le proprie persone senza investimenti strategici nella formazione

di Andrea Boscaro*

I recenti annunci di consistenti licenziamenti da parte di note aziende non devono nascondere un segnale debole, ma non meno importante, che sta cominciando ad emergere come conseguenza dell’impatto dell’Intelligenza Artificiale nel mondo del lavoro. Si tratta del fenomeno del job squeezing, ovvero di una progressiva riduzione degli spazi di ingresso e di crescita di personale all’interno delle organizzazioni. I dati oggi disponibili, in particolare quelli derivanti dal recente studio “Anthropic Economic Index” elaborato dalla società che ha sviluppato Claude, consentono di delineare un quadro più preciso che riguarda non solo i livelli occupazionali, ma la struttura stessa del lavoro e della formazione delle competenze.

Il primo elemento da considerare è che, contrariamente a quanto spesso si può pensare leggendo gli annunci di tagli eclatanti, non si osserva al momento un aumento significativo della disoccupazione aggregata. Le analisi basate su dati reali mostrano che l’AI non ha ancora prodotto effetti macroeconomici evidenti sull’occupazione complessiva, ma sta rallentando le assunzioni nelle fasce più giovani.

In particolare, l’analisi dei dati del mercato del lavoro statunitense evidenzia che, nelle professioni più esposte all’AI, l’ingresso dei lavoratori tra i 22 e i 25 anni è diminuito di circa il 14% rispetto ai livelli del 2022. Si tratta di una variazione non trascurabile che non riguarda i posti già esistenti, ma i flussi in entrata, e che quindi incide sulla capacità del sistema di rinnovare le proprie competenze.

Questa dinamica si comprende meglio osservando il tipo di attività su cui l’AI sta intervenendo. Come evidenziato dallo studio di Anthropic, i modelli linguistici e gli strumenti generativi sono oggi utilizzati soprattutto come supporto a funzioni amministrative, professionali e cognitive, con un’adozione che resta ancora inferiore al potenziale, ma è già significativa. Le attività maggiormente coinvolte sono quelle caratterizzate da elevata standardizzazione: produzione di contenuti testuali, analisi preliminari, data entry, customer service, programmazione di base.

Non si tratta quindi esclusivamente di lavori “junior”, ma di mansioni standardizzate presenti trasversalmente nelle organizzazioni. Questo aspetto è cruciale perché sposta il focus dal livello gerarchico alla natura della mansione: ciò che viene compresso non è una fascia anagrafica, ma una tipologia di attività che storicamente ha svolto una funzione chiave nei processi di apprendimento.

In Italia, questa tendenza è conferma dai dati Istat che mostrano come negli ultimi anni la crescita dell’occupazione sia stata trainata in larga parte dagli over 50, arrivando a rappresentare circa l’80% dei nuovi occupati, mentre le fasce più giovani registrano un contributo molto più limitato.

È proprio qui che il job squeezing mostra la sua implicazione più profonda. Se una quota crescente delle attività standardizzate viene automatizzata o accelerata, si riduce anche lo spazio per apprendere attraverso la pratica. Il rischio non è soltanto occupazionale, ma formativo: si interrompe la filiera delle competenze.

I modelli organizzativi tradizionali si basano infatti su un percorso progressivo, in cui le persone acquisiscono esperienza partendo da compiti relativamente semplici per poi accedere a livelli più complessi. Se il primo livello si restringe, l’intero sistema di trasmissione del sapere rischia di indebolirsi. Questo aspetto è già stato evidenziato come una delle principali criticità emergenti: l’AI non elimina il lavoro, ma modifica il modo in cui si entra nel lavoro e si costruiscono le competenze.

Un ulteriore elemento che rafforza questa dinamica è il divario tra capacità teorica e utilizzo effettivo dell’AI. Le ricerche mostrano che esiste ancora uno scarto significativo tra ciò che la tecnologia potrebbe fare e ciò che viene effettivamente integrato nei processi aziendali. Questo implica che gli effetti osservati oggi rappresentano probabilmente solo una fase iniziale. Man mano che la sua adozione diventerà più strutturata, è plausibile che la pressione sulle attività standardizzate aumenti ulteriormente, amplificando il fenomeno della compressione.

L’impatto che queste dinamiche possono imprimere sul mondo della formazione è rilevante. Uno degli effetti possibili è la necessità di esternalizzare dei percorsi di sviluppo delle competenze. Se le organizzazioni trovano meno conveniente formare internamente figure junior, tendono a delegare questa funzione a soggetti esterni: academy aziendali o di filiera, programmi specialistici, master e percorsi professionalizzanti progettati per fornire competenze già pronte all’uso. Questo spostamento rappresenta una risposta coerente alla pressione sull’efficienza, ma modifica profondamente il ruolo dell’impresa come luogo di apprendimento.

Se le aziende riducono gli investimenti nella formazione interna e si affidano a competenze già formate altrove, rischiano però di indebolire la propria capacità di innovare e adattarsi: il capitale umano non è infatti una risorsa statica, ma un processo dinamico che richiede continuità. Interrompere questa continuità significa compromettere la capacità di generare valore nel tempo.

La tecnologia non risolve questa tensione, ma la rende più evidente: le imprese che riusciranno a gestirla saranno quelle capaci di integrare l’AI non solo come strumento di produttività, ma come leva per ripensare i modelli di formazione e sviluppo.

* Chi è l’autore

Andrea Boscaro è un formatore legato ai temi dell’e-business, dei social media e dell’editoria digitale. Negli ultimi anni si è specializzato nelle tecnologie dell’Intelligenza Artificiale. È cofondatore e partner della società di formazione e consulenza dedicata al marketing digitale The Vortex. Tra le realtà istituzionali e gli enti di formazione a cui ha erogato corsi vi sono l’area Sistemi formativi di Confindustria, numerose camere di commercio e Italian Trade Agency (Ita). È TedX speaker. Inoltre dal 2024 collabora con la Fondazione Mondo Digitale: ai corsi hanno partecipato migliaia di manager e centinaia di aziende. Autore dei volumi “Marketing digitale per l’ e-commerce. Tecniche e strategie per vendere online”, “Tecniche di web-marketing” (www.facciamoecommerce.it), “Portare clienti nel nostro negozio con Internet”, “Fare politica Digitale” e coautore di “Effetto Digitale” editi da Franco Angeli.

SEGUI LA DIRETTA DI: