Cosa vogliono i giovani dal lavoro: il Report 2025 di Changes Unipol

Prima l'equilibrio tra vita e lavoro, poi la carriera. Il focus "giovani e lavoro" contenuto nell'Osservatorio Generationship 2025 curato per Changes Unipol da Kkien Connecting People and Companies, contiene le aspettative espresse da un campione di ragazzi e giovani adulti di età compresa tra i 23 e i 35 anni

Retribuzione adeguata, equilibrio tra vita privata e professionale, ambiente sereno e sicurezza: sono queste le priorità che oggi guidano le aspettative dei giovani italiani nei confronti del lavoro. Lo sostiene il focus “giovani e lavoro” dell’Osservatorio GenerationShip 2025 di Changes Unipol, a cura di Kkienn Connecting People and Companies, che analizza condizioni lavorative, aspettative e criticità delle nuove generazioni tra i 23 e i 35 anni.

Il primo data che salta agli occhi è una certezza: per la maggioranza dei giovani, la carriera non è più il primo obiettivo in assoluto. Al centro degli interessi della fascia d’età analizzata ci sono invece qualità della vita, sostenibilità dei ritmi e garanzie concrete anche nei momenti di difficoltà.

Il salario ritenuto “giusto” si colloca intorno ai 2 mila euro netti al mese, mentre la flessibilità significa soprattutto diritto al tempo libero: orari gestibili (56%), weekend e festivi liberi (48%) e limiti al lavoro fuori orario (42%). Non a caso, il 34% è disposto a rinunciare alla crescita professionale e il 27% anche a uno stipendio più alto pur di migliorare l’equilibrio complessivo.

A queste aspettative si contrappone però una condizione lavorativa ancora fragile. Un giovane lavoratore dipendente su tre (34%) ha infatti un contratto non standard, contro il 15% degli adulti. Il 44% guadagna meno di 1.500 euro netti al mese e solo il 27% supera i 2.000 euro; un giovane su quattro, poi, non è economicamente autosufficiente. In più, restano marcate le disuguaglianze di genere: il 56% delle giovani donne percepisce meno di 1.500 euro mensili, contro il 35% dei coetanei maschi.

Il quadro dipinto dall’Osservatorio di Unipol è insomma ambivalente: cresce l’occupazione delle nuove generazioni, ma soprattutto in settori a bassa produttività e con contratti part-time o temporanei. I giovani sembrano quindi meno soddisfatti e più propensi al cambiamento: il 46% di chi lavora sta cercando un nuovo impiego. Le ragioni che li portano a cambiare spesso sono indicate nelle basse retribuzioni (60%), la precarietà (46%) e la scarsa meritocrazia (41%).

A sintetizzare il senso generale del Report ci pensa Vittorio Verdone, Chief Human Resources & Internal Communication Officer del Gruppo Unipol: «I giovani non sono disimpegnati, ma chiedono condizioni eque: retribuzioni adeguate, sicurezza, rispetto del tempo personale e reali opportunità di crescita. Il lavoro resta centrale, ma deve essere sostenibile e coerente con i valori dell’azienda; se queste condizioni mancano, cambiare diventa una scelta razionale».

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