Startup o azienda? Dipende: la ricerca di Clutch
Secondo l'analisi di Clutch, giovane realtà milanese specializzata nell'headhunting, le startup esercitano una forte attrazione soprattutto tra i professionisti più giovani, ma l'esigenza di migliorare stipendio e stabilità economica resta una leva decisiva per valutare il passaggio a un’azienda consolidata.
Startup o azienda? Ai giovani piacciono molto le prime, ma non al punto da rinunciare alla prospettiva di una buona retribuzione. Lo sostiene una ricerca di Clutch, realtà milanese che opera nel mondo dell’headhunting, che ha coinvolto oltre 300 professionisti attivi in entrambi gli ecosistemi, restituendo una fotografia delle motivazioni che guidano le scelte di carriera.

Dall’analisi emerge innanzitutto una distanza significativa nel modo in cui è percepito il lavoro da remoto. Nelle startup si tratta di una pratica ormai diffusa: quasi 6 professionisti su 10 (59%) operano in modalità full remote. Tutt’altro scenario riguarda le aziende strutturate, dove il lavoro a distanza segue regole più definite e meno pervasive.
In quest’ultimo contesto, la quantità di lavoratori full remote è molto piccola, ossia pari al 14% dei dipendenti. Molto più diffuso è il modello ibrido, con il 42% dei rispondenti che dichiara di poter fruire di due giorni di smart working a settimana.
Secondo l’analisi di Clutch si tratta di una differenza che racconta due visioni organizzative distinte: per le startup la flessibilità è un pilastro del modello di lavoro, mentre per le corporate rappresenta soprattutto uno strumento di bilanciamento tra innovazione e necessità di controllo.
Significativo anche il dato relativo alla composizione anagrafica dei team: nelle startup, il 48% dei professionisti ha un’età compresa tra i 25 e i 34 anni, il 44% ha tra i 35 e i 44 anni mentre la presenza di over 45 è ferma all’8%.
Le aziende consolidate mostrano invece una distribuzione diversa: i professionisti tra i 35 e i 44 anni rappresentano il 45% del totale, seguiti dai 25-34enni (33%) e da una quota di over 45 che sale fino al 18%. Le startup si confermano quindi ambienti fortemente orientati ai profili più giovani, mentre le corporate mantengono una maggiore capacità di assorbire e trattenere competenze senior.
Nonostante le evidenti differenze di organizzazione e generazionali, tra le realtà più strutturate e quelle in fase di lancio e sviluppo ci sarebbero anche punti di contatto. Il primo riguarda l’opinione degli intervistati sull’intelligenza artificiale, uno strumento destinato a diventare sempre più centrale in tutte le organizzazioni, al di là delle loro dimensioni.
I dati raccolti da Clutch mostrano infatti che l’uso dell’IA sia ormai diffuso in modo simile sia nelle start-up (46%) sia nelle aziende consolidate (42%). Tra le differenze più evidenti emerge però l’approccio più sperimentale delle startup. Le aziende consolidate, invece, tendono a muoversi in modo più cauto e graduale, affidandosi all’AI per migliorare efficienza operativa, qualità dei processi e gestione dei dati.
In ogni caso, prosegue la ricerca, startup e aziende condividono una consapevolezza comune, ossia che l’AI non sia più una “novità tecnologica”, ma una condizione necessaria per competere.
Tra gli altri elementi che differenziano le realtà sotto la lente di Clutch, le chance di valorizzazione dei talenti junior ritenute maggiori nel mondo delle startup dal 60% dei rispondenti. Per quale motivo? Perché queste ultime darebbero maggiore autonomia, responsabilità diretta e possibilità di crescita rapida.
Allo stesso tempo, però, Clutch mette in evidenza anche il seguente dato: 6 professionisti su 10 che oggi lavorano in startup dichiarano che valuterebbero il passaggio a un’azienda consolidata in cambio di uno stipendio più elevato e di una maggiore stabilità economica e contrattuale. Un segnale chiaro del fatto che flessibilità e la possibilità di lasciare un segno non eliminano il bisogno di sicurezza, ma lo rimandano spesso a una fase successiva della carriera.
D’altra parte, le aziende consolidate continuano a essere scelte principalmente per la loro solidità: il 52% dei professionisti indica la stabilità economica e contrattuale come principale punto di forza, seguita da stipendi e benefit più competitivi (40%) e da un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro (33%). Tuttavia, questi vantaggi convivono con criticità ben note: il 51% segnala percorsi di carriera più lenti e gerarchici, il 46% una burocrazia eccessiva e il 40% una minore autonomia decisionale rispetto ai contesti startup.
Il compito di commentare i dati raccolti nella ricerca spetta a Lorenzo Cattelani, CEO e Founder di Clutch, che considera: «Questa survey conferma che non esiste un modello organizzativo migliore in assoluto: le startup offrono velocità, autonomia e opportunità di crescita rapida, mentre le aziende consolidate garantiscono continuità, sicurezza e sviluppo sostenibile delle competenze. La sfida per i professionisti oggi è trovare un equilibrio tra queste due dimensioni: contribuire in modo significativo, sperimentare e crescere, senza rinunciare alla stabilità economica e alla pianificazione di lungo periodo. Per le organizzazioni, la lezione è chiara: attrarre e trattenere talenti significa combinare innovazione e sicurezza, flessibilità e struttura, con una visione coerente e inclusiva del futuro del lavoro».
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