Barriere digitali, ostacolo strategico alla crescita di persone e imprese

Secondo AccessiWay, azienda leader in accessibilità digitale, l’Italia ha un'altissima percentuale di consumatori che abbandona la navigazione nei siti aziendali per la presenza di barriere architettoniche. Gli abbandoni più frequenti riguarderebbero soprattutto i giovani tra i 18 e i 34 anni, con gravi rischi per il futuro prossimo delle stesse imprese giudicate inaccessibili.

L’Europa si scontra con un problema dai possibili seri risvolti economici: la mancanza di accessibilità. Lo sostiene una ricerca condotta da AccessiWay su un campione di oltre 6.500 consumatori provenienti da Italia, Germania, Austria, Francia e Regno Unito. Secondo l’indagine, quasi il 70% delle persone coinvolte ha rinunciato ad almeno un’operazione digitale a causa della presenza di barriere nella navigazione.

Tra gli utenti dei Paesi analizzati, l’Italia si guadagnerebbe il primato più negativo: in questo caso, il numero di rinunce alle operazioni sulla Rete salirebbe all’84%. Segue la Germania con quasi l’81% e l’Austria con il 78,6%.

I risultati sopra riportati sono secondo Accessiway particolarmente significativi se si considera che l’86% degli italiani ritiene fondamentale che siti, app e servizi digitali siano accessibili a tutte le persone, comprese quelle con disabilità visive, uditive, motorie o cognitive, gli anziani e chi possiede un basso livello di istruzione (80%).

Sempre secondo il sondaggio, alla base delle interruzioni dei processi digitali vi sarebbe un problema strutturale. Nonostante l’esistenza di normative come l’European Accessibility Act (EAA) nell’Unione Europea o l’Equality Act e le Public Sector Bodies Accessibility Regulations nel Regno Unito, molte aziende continuerebbero infatti a offrire esperienze digitali poco accessibili. Le conseguenze per il business sono immediate: perdita di visibilità, riduzione delle conversioni e calo del fatturato, spesso prima ancora che il processo digitale possa completarsi.

Edoardo Arnello

Per la società nata a Torino cinque anni fa da un’idea di Amit Borsok, Gianni Vernetti e Eldad Bar-Noon, l’accessibilità digitale non sarebbe più quindi solo una questione etica o sociale, bensì un fattore strategico di business. Quali sono le barriere da rimuovere?

Accessiway cita la presenza di pubblicità invasive e pop-up, seguita da problemi di leggibilità, causati da testi troppo piccoli o mal posizionati. In Italia, quasi la metà della popolazione (44%) considera infatti particolarmente fastidiosa la presenza di pubblicità o pop-up, mentre vengono segnalati anche tempi di caricamento eccessivi (27%) e istruzioni poco chiare o assenti (23%).

Dunque, quando la fruizione di servizi digitali diventa frustrante, il rischio è concreto: il 15% degli italiani dichiara di interrompere spesso un’operazione o un acquisto online a causa di un’esperienza digitale frustrante e poco fluida.

I più sensibili alla questione dell’accessibilità sono Gen Z e Millennial. La ricerca sostiene in altri termini che proprio da loro, e non dalle persone con disabilità o anziane, arriva la richiesta di navigazione più fluida e a misura di tutti.

Sui risultati della ricerca ha detto Amit Borsok, CEO & Co-founder di AccessiWay: «Per molto tempo si è pensato che l’accessibilità digitale riguardasse solo una minoranza. Oggi più che mai dobbiamo essere consapevoli che la mancanza di accessibilità non è soltanto un problema etico o sociale, ma rappresenta sempre più una questione economica e di business, oltre a diventare un vero e proprio ostacolo per le generazioni che stanno costruendo il loro futuro anche online. La domanda che dovremmo porci, a mio avviso, è quanto ciò che facciamo oggi incida realmente sulla capacità di offrire un modello di società migliore domani. Nell’accessibilità digitale nessuno è escluso: questo cambiamento deve partire dalle persone e dalle aziende, da una piena consapevolezza dei rischi, ma soprattutto dei benefici che l’accessibilità può generare».

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