Giovani, cambiano le priorità: prima il benessere, poi la famiglia

L’Osservatorio GenerationShip 2026 di Unipol racconta una generazione che cerca autonomia, sicurezza economica e realizzazione personale. Cresce la soddisfazione sul lavoro, ma resta difficile costruire il proprio futuro. Matrimonio e figli non sono più tappe obbligate.

Prima il benessere, la formazione e la sicurezza economica. Poi, eventualmente, matrimonio e figli. Le nuove generazioni non rinunciano ai grandi obiettivi della vita, ma cambiano le priorità e vogliono scegliere come e quando realizzarli. È quanto emerge dall’Osservatorio GenerationShip 2026 di Changes Unipol, curato da Kkienn Connecting People and Companies, che analizza le aspettative di Gen Z e Millennial e il loro rapporto con il lavoro, la famiglia e il futuro.

Avviato nel 2022, l’Osservatorio permette di confrontare i cambiamenti intervenuti negli ultimi anni, mettendo a confronto anche gli atteggiamenti dei giovani con quelli delle generazioni più adulte. L’edizione 2026 si basa su tre ricerche online, ciascuna condotta su un campione nazionale rappresentativo di circa 1.500 persone, suddivise equamente in cinque fasce d’età: 16-22, 23-27, 28-35, 36-54 e 55-74 anni. Le interviste quantitative sono state realizzate tra maggio e luglio 2026, mentre i risultati presentati riguardano la prima delle quattro sezioni tematiche della ricerca, dedicata alle trasformazioni socioculturali.

Il cambiamento più evidente riguarda la costruzione della propria identità e del proprio percorso di vita. Il 59% dei giovani attribuisce oggi maggiore importanza alla salute e al benessere rispetto al passato, il 48% al conseguimento di un titolo di studio e il 46% alla ricerca di un lavoro stabile e sicuro. Matrimonio, convivenza e figli perdono invece centralità come obiettivi da raggiungere necessariamente.

La trasformazione appare particolarmente marcata tra le donne, che rispetto agli uomini attribuiscono maggiore importanza all’istruzione, alla carriera, all’aggiornamento continuo e alle relazioni sociali. Non si tratta soltanto di posticipare alcune scelte, ma di ripensare il significato stesso della realizzazione personale, sempre meno associata a un percorso prestabilito.

Anche il rapporto con il lavoro mostra segnali apparentemente contraddittori. Nel 2026 il 69% dei lavoratori tra i 16 e i 35 anni si dichiara soddisfatto della propria occupazione, otto punti percentuali in più rispetto al 2025. Eppure, il 70% continua a guardarsi intorno, il 49% ha cercato attivamente un nuovo impiego e il 32% ha cambiato lavoro negli ultimi due o tre anni.

La mobilità professionale non nasce dunque necessariamente dall’insoddisfazione. A spingere i giovani verso nuove opportunità sono soprattutto la ricerca di retribuzioni migliori, prospettive di crescita, attività più interessanti e un equilibrio più sostenibile tra vita privata e professionale. Resta tuttavia un problema di fondo: il 42% considera il proprio lavoro insostenibile o non pienamente sostenibile. Per il 48% la criticità principale è economica, seguita dalla mancanza di prospettive future (37%) e dall’eccessiva invasività del lavoro sul tempo e sulle energie personali (33%).

Avere un’occupazione, inoltre, non garantisce l’autonomia. Un giovane su quattro dichiara di non essere economicamente autosufficiente e, tra chi lavora, uno su tre non riesce a risparmiare, deve attingere alle risorse accumulate oppure ricorrere al sostegno familiare per affrontare le spese quotidiane. È una condizione che contribuisce a spiegare il divario tra aspirazioni individuali e possibilità concrete di realizzarle.

Lo stesso divario emerge nelle scelte familiari. Il 71% degli intervistati ritiene che i giovani desiderino avere figli, ma non trovino le condizioni per farlo. Rispetto al 2023, tuttavia, cresce di dieci punti percentuali la convinzione che le nuove generazioni vogliano essere libere di decidere se e quando costruire una famiglia, mentre aumenta di nove punti l’idea che questa non rappresenti più l’obiettivo principale della vita.

La famiglia, quindi, non scompare dalle aspettative, ma perde il carattere di passaggio obbligato. Il 61% dei giovani ha una relazione stabile e, tra chi vive in coppia, soltanto il 6% esclude la convivenza e il 17% il matrimonio. Cambiano piuttosto le condizioni considerate necessarie per costruire una relazione soddisfacente.

Il 48% attribuisce la stessa importanza a una relazione stabile e alla propria libertà personale, percentuale che sale al 55% tra le donne. Il 58% preferisce attendere la persona giusta piuttosto che accontentarsi di un rapporto che non convince. L’indipendenza individuale diventa così un elemento centrale anche nella vita affettiva, dove cresce la richiesta di reciprocità, rispetto degli spazi personali e condivisione delle scelte.

Un altro cambiamento riguarda il rapporto con la politica e con le istituzioni. Dopo anni di distacco, torna a crescere l’interesse per il confronto politico: nel 2022 soltanto il 32% dei giovani considerava ancora valida la distinzione tra destra e sinistra, mentre nel 2026 questa percentuale arriva a circa due terzi. La maggiore attenzione non coincide però con una crescita della fiducia: appena il 27% esprime un giudizio positivo sulla politica italiana.

Anche lo scenario internazionale viene osservato con crescente attenzione. Il 61% continua a considerare l’Unione Europea un riferimento per il futuro, ma chiede una maggiore autonomia dagli Stati Uniti. Il 34% vorrebbe una politica europea completamente indipendente, mentre il 59% preferirebbe mantenere la collaborazione con Washington da una posizione più autonoma.

Nel campo energetico emerge un orientamento diverso rispetto alle generazioni precedenti. Il 45% dei giovani si dichiara favorevole all’energia nucleare, contro il 15% di contrari, mentre il 39% non ha ancora maturato una posizione definita. Per il 59% il nucleare dovrebbe comunque entrare nella strategia energetica nazionale, da solo o in combinazione con le fonti rinnovabili.

A tenere insieme questi cambiamenti è un rapporto complesso con il futuro. Il 60% dei giovani guarda con fiducia alle proprie prospettive personali, in aumento rispetto al 57% del 2025. La fiducia scende però al 29% quando si parla del futuro dell’Italia e al 26% per quello del mondo. Inoltre, il 67% ritiene difficile pianificare la propria vita a dieci anni, mentre il 68% ha la sensazione che sempre meno cose dipendano dalle decisioni individuali.

Nonostante questo scenario, il 62% ritiene ancora possibile costruire una vita soddisfacente anche in un contesto instabile. Per affrontare i prossimi anni, i giovani indicano soprattutto la sicurezza economica (42%), la capacità di adattarsi ai cambiamenti (40%), l’equilibrio emotivo (36%) e l’apprendimento continuo (29%).

Sui dati della quinta edizione dell’Osservatorio, Fernando Vacarini, Responsabile Media Relations del Gruppo Unipol, ha commentato: «GenerationShip racconta giovani che continuano a credere nei grandi progetti della vita, dalla coppia alla famiglia, dal lavoro al futuro, ma vogliono poterli scegliere e costruirli alle proprie condizioni». Secondo Vacarini, il punto centrale è che «non stanno venendo meno le aspirazioni, sta cambiando il modo di immaginare il proprio futuro».

La distinzione sopra riportata attraverserebbe tutti i risultati della ricerca: mentre aumentano le aspettative di autonomia, benessere e libertà di scelta, le condizioni economiche continuano a pesare sulle possibilità di trasformarle in realtà.

Per approfondire i risultati del report, cliccare qui.

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