Resilienti si diventa: debuttato il Personal Resilience Index di Zurich
Basandosi su una ricerca svolta in 16 Paesi, Italia compresa, il grupp assicurativo ha messo a punto un indicatore che dimostra in concreto come allenare la capacità di adattarsi ai cambiamenti, una competenza centrale in un presente segnato da incertezza e trasformazioni continue
Resilienti si diventa, non si nasce. È questa la buona notizia che emerge dal Global People Resilience Study 2026, la ricerca realizzata da Zurich Insurance Group, gruppo internazionale attivo nel settore assicurativo, in collaborazione con Oxford Research & Development Partners.

Condotto su 11.175 adulti in età lavorativa in 16 Paesi, tra cui l’Italia, lo studio mette nero su bianco la possibilità per tutti di allenarsi alla resilienza, considerata quindi tutt’altro che una caratteristica immutabile della personalità, ma proprio una competenza che può essere sviluppata e rafforzata nel tempo. Si tratta, con ogni evidenza, di una prospettiva incoraggiante in un mondo del lavoro segnato da incertezza economica, trasformazioni tecnologiche e cambiamenti demografici.
Per misurare questa capacità e, soprattutto, comprendere come migliorarla, il gruppo assicurativo ha sviluppato il Personal Resilience Index, uno strumento che permette di valutare quanto le persone siano preparate ad affrontare cambiamenti e imprevisti, individuando i fattori sui quali è possibile intervenire. Elaborato sulla base di oltre 130 pubblicazioni accademiche, l’indice prende in considerazione tre componenti della resilienza – convinzioni, capacità e comportamenti – e analizza cinque ambiti della vita: psicologico, fisico, sociale, finanziario e digitale.
Il punto centrale è proprio questo: misurare la resilienza non significa attribuire alle persone un’etichetta definitiva, distinguendo chi è resiliente da chi non lo è, ma identificare le condizioni che possono favorirne lo sviluppo. La capacità di affrontare le difficoltà dipende infatti anche dalle risorse personali e dal contesto in cui si vive e si lavora. Alcuni fattori possono essere rafforzati, altri richiedono interventi da parte delle organizzazioni e delle istituzioni.
La dimensione finanziaria, per esempio, emerge dalla ricerca come uno degli ambiti sui quali esistono maggiori margini di miglioramento. A livello globale è quella che registra i risultati più deboli, pur rappresentando uno dei principali fattori che determinano la resilienza complessiva. Soltanto il 51% dei lavoratori ritiene di poter affrontare con sicurezza alcuni mesi senza reddito, mentre il 61% considera adeguata alle proprie esigenze la copertura assicurativa di cui dispone.
Lo studio evidenzia inoltre che la ricchezza di un Paese non garantisce necessariamente una maggiore sicurezza economica individuale. Anche nelle economie più prospere molte persone rimangono vulnerabili di fronte a eventi imprevisti, come una malattia, la perdita del reddito o la necessità di assistere un familiare. Rafforzare la protezione finanziaria significa quindi intervenire su una delle condizioni che possono rendere le persone più preparate ad affrontare situazioni difficili, con ricadute anche sulla serenità e sulla concentrazione nel lavoro.
Un altro ambito nel quale è possibile sviluppare la resilienza riguarda le competenze e la capacità di adattamento digitale. La ricerca rileva che le persone che utilizzano regolarmente l’intelligenza artificiale generativa presentano livelli di resilienza più elevati. Il dato non dimostra un rapporto di causa ed effetto, ma suggerisce che la familiarità con le nuove tecnologie e la fiducia nella propria capacità di utilizzarle possano accompagnarsi a una maggiore predisposizione ad affrontare i cambiamenti.
Anche il benessere fisico svolge un ruolo importante. Lo studio individua una stretta correlazione tra qualità del sonno e resilienza: chi dorme meglio registra livelli più elevati di capacità di adattamento nei diversi ambiti della vita. Un risultato che mette in luce l’importanza del recupero psicofisico e richiama l’attenzione su condizioni spesso trascurate, ma che possono incidere sulla capacità delle persone di affrontare situazioni di incertezza.
Considerate insieme, le cinque dimensioni dell’indice – psicologica, fisica, sociale, finanziaria e digitale – mostrano in definitiva come la resilienza non dipenda da una singola qualità individuale. La possibilità di svilupparla passa attraverso una combinazione di risorse, competenze e condizioni di vita sulle quali, almeno in parte, è possibile agire.
«La capacità di adattamento sta diventando una delle competenze più preziose per la forza lavoro. La resilienza rappresenta un indicatore prospettico di quanto le persone siano preparate ad affrontare l’incertezza futura», osserva Jan-Emmanuel De Neve, direttore del Wellbeing Research Centre dell’Università di Oxford, che ha collaborato allo sviluppo dell’indice.
La ricerca mette in evidenza anche una relazione tra resilienza e risultati professionali. I lavoratori con i livelli più elevati di resilienza dichiarano performance buone o eccellenti con una frequenza doppia rispetto a quelli meno resilienti. Mostrano inoltre una probabilità oltre quattro volte maggiore di raccomandare il proprio datore di lavoro. Si tratta di correlazioni che suggeriscono come la capacità di affrontare i cambiamenti possa avere effetti positivi anche sul rapporto con l’organizzazione.

«L’IA e altri fattori stanno accelerando i cambiamenti nel modo in cui lavoriamo, rendendo la resilienza personale un indicatore sempre più importante della performance lavorativa. Per i datori di lavoro esiste una chiara opportunità di investire per rafforzare la fiducia, la sicurezza finanziaria e la capacità di affrontare i cambiamenti. Le aziende con dipendenti preparati saranno quelle meglio posizionate per affrontare le sfide e cogliere le opportunità del domani», dichiara Alison Martin, Ceo Life, Health and Bank Distribution di Zurich Insurance Group.
Per le imprese, l’indice offre dunque una prospettiva che va oltre la tradizionale misurazione del benessere dei dipendenti. Se quest’ultimo descrive come le persone si sentono e affrontano il lavoro nel presente, la resilienza permette di comprendere quanto siano preparate a gestire ciò che potrebbe accadere in futuro.
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