Nata Hitoo, la startup italiana che parla tutte le lingue del mondo
La startup italiana fondata da Matteo Pelosi lancia la prima soluzione speech-to-speech per i meeting di lavoro che permette di parlare ciascuno nella propria lingua mantenendo il contesto della conversazione
Parlare lingue diverse al lavoro, ma capirsi davvero: è questo l’obiettivo che si prefigge Hitoo, la startup fondata nel 2025 da Matteo Pelosi, sviluppatore software, che ha messo a frutto la propria esperienza ultradecennale in team internazionali per permettere a ogni persona di esprimersi nella propria lingua, ricevendo in tempo reale la traduzione vocale dell’interlocutore, con piena fedeltà al senso del discorso e preservazione della voce originale.

Grazie al suo progetto d’impresa, è quindi possibile abbattere le barriere linguistiche nella gestione di progetti internazionali, nella formazione del personale e nelle riunioni tra colleghi. Nella maggior parte di questi casi, non basta tradurre infatti le singole parole, ma serve piuttosto capire cosa si intende dire per davvero in un discorso, ossia cogliere il tono, rispettare i tempi e interpretare il contesto. Hitoo interviene proprio in questo ambito, fornendo una traduzione vocale vera, capace di mantenere tono, naturalezza e soprattutto il senso della conversazione.
Scendendo più nel dettaglio, Hitoo combina intelligenza artificiale, machine learning e architetture a microservizi per raggiungere una latenza inferiore a ~500 millisecondi. A differenza delle soluzioni che forniscono sottotitoli tradotti, traduce voce in voce in tempo reale, preservando le caratteristiche vocali dell’interlocutore.
Durante una videochiamata, ogni partecipante parla pertanto nella propria lingua madre e riceve l’audio tradotto nella lingua preferita, mantenendo il tono vocale originale. Al primo accesso, il sistema registra la voce dell’utente attraverso una breve frase. Nelle conversazioni successive, l’interlocutore sente la traduzione con quella stessa voce, non una sintesi vocale generica. Il risultato è una conversazione naturale, senza leggere sottotitoli.
La traduzione fornita dal tool ideato dalla startup non pertanto è letterale, ma contestuale: il sistema interpreta il significato professionale della conversazione, gestendo terminologia tecnica e sfumature linguistiche. Fornisce ulteriori chiarimenti Matteo Pelosi, soffermandosi innanzitutto sulle origini del suo progetto d’impresa: «L’idea di Hitoo nasce dopo anni passati a lavorare in team internazionali, spesso in ambienti tecnici dove anche chi parla come un madrelingua può trovarsi in difficoltà a capire veramente ciò che si vuole dire. Ho voluto costruire uno strumento che non si limitasse a tradurre parole, ma che aiutasse davvero le persone a capirsi nel concreto».
Allo stato attuale, Hitoo supporta circa 50 lingue, tra cui il cinese, il giapponese e l’hindi, coprendo i principali mercati economici globali. La piattaforma offre uno strumento proprietario per le chiamate, integrabile nei principali strumenti di comunicazione professionale come Zoom, Google Meet e Microsoft Teams. Tutte le comunicazioni sono protette da crittografia end-to-end.
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