Fatto è meglio che perfetto. Soprattutto quando sei tutto, per tutti

Atena Manca ci porta stavolta all'interno della nostra paura di deludere gli altri, al lavoro e nella vita. La buona notizia è che ci possiamo permettere di non essere perfette: nella maggior parte dei casi, nessuno si accorgerà delle eventuali (presunte) pecche nelle nostre performance, ma soprattutto già solo il fatto di "smollarci" un po' ci farà sentire molto più leggere

di Atena Manca*

C’è un momento in cui sembra di avere tutto sotto controllo. Agenda piena, certo, ma gestita. Mille ruoli, sì, ma portati con un certo stile.
Poi il corpo inizia a dire la sua, senza passare dalla testa.

La ciocca di capelli che gira ossessivamente tra le dita durante una riunione importante. L’occhio che decide di ballare proprio mentre si parla. Il respiro corto mentre si rassicura chiunque con un convinto «tranquilli, ci penso io».

Segnali chiari, anche se si fa finta di non notarli.
Una certa dose di stress serve, l’adrenalina tiene attive, presenti, anche brillanti. La psicologia lo spiega bene con una curva molto semplice, quella relazione tra attivazione e performance per cui quando lo stress è troppo basso si entra in modalità apatia, poca energia, poca concentrazione, mentre quando è troppo alto si perde lucidità e si resta in allerta continua.

Eliminare del tutto lo stress è impensabile. Ma si può decidere di non restare troppo a lungo nella parte sbagliata della curva.
Cosa che succede molto facilmente quando si tengono insieme più ruoli. Non tanto per quello che si fa, ma per quello che si pensa. Anticipare, ricordare, incastrare. Quel lavoro invisibile che non compare da nessuna parte, ma che occupa spazio continuo nella mente.

A un certo punto diventa quasi automatico chiedersi se si sta facendo abbastanza. Più raramente ci si chiede se tutto questo “abbastanza” sia davvero necessario.
Perché l’idea di fare tutto perfetto ci attira come fa la luce con le falene. Fa sentire solide, affidabili, indispensabili. Ma ci spinge dritte nella parte destra della curva, quella in cui si resta sempre in tensione.

E il rischio opposto esiste. Mollare tutto, abbassare troppo il livello, entrare in una zona di disconnessione in cui manca energia e motivazione.
Nessuna delle due funziona davvero. L’obiettivo dunque è il classico “restare nel mezzo”.

Non tutto deve essere perfetto. Molte cose devono semplicemente essere fatte.
La mail viene inviata anche se non è stata riletta quattro volte.
La cena viene preparata senza trasformarla in una prova da MasterChef.
Un progetto viene chiuso senza continuare a rifinirlo all’infinito.
«Fatto è meglio che perfetto» non è un invito a fare meno bene, ma un modo concreto per restare nella zona giusta della curva.

Nella maggior parte dei casi, infatti, la differenza tra perfetto e fatto la nota solo chi la produce. Il resto del mondo va avanti serenamente. Nel frattempo però cambia il livello di tensione, e anche la qualità dell’energia che si riesce a mantenere.

C’è anche un altro passaggio, meno immediato ma decisivo. Smettere di chiamare tutto “ansia”. Perché spesso dietro c’è altro. La paura di deludere, il bisogno di dimostrare, quella tendenza a prendersi più responsabilità del necessario perché «tanto lo faccio meglio io».
Una dinamica molto diffusa.

Riconoscerla non significa smettere di essere affidabili. Significa iniziare a scegliere dove esserlo davvero.
Alla fine questo è un tema di leadership personale. Non quella teorica, ma quella quotidiana, fatta di decisioni piccole e ripetute.

Lasciare andare qualcosa. Dire no quando serve.
Accettare che non tutto debba essere eccellente per avere valore.
Stare sempre al massimo semplicemente non è sostenibile. Ma spegnersi non è la soluzione.
La vera sfida è restare lì, nel mezzo.
Dove si è abbastanza attive per funzionare, ma abbastanza lucide da non esaurirsi. E dove, ogni tanto, si riesce anche a mandare una mail senza rileggerla quattro volte.

* Chi è l’autrice
Atena Manca è una professionista con 20 anni di esperienza nel marketing e nella comunicazione. Laureata in Economia per l’Arte e la Cultura all’Università Bocconi e con un Master in Marketing a Publitalia ’80, ha completato di recente il corso Mastering Digital Marketing in an AI World alla London Business School. Creatrice del blog Madonnager.it, Atena condivide riflessioni e consigli (anche quelli non richiesti!) su come bilanciare carriera, maternità e vita personale, sempre con un pizzico di ironia.

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