La scuola e l’arte della negoziazione, da apprendere e praticare per il bene di tutti
Claudia Bassanini si concentra nel suo nuovo articolo sulla possibilità di trasformare i conflitti tra insegnanti, genitori, studenti in occasioni di crescita individuale e collettiva
di Claudia Bassanini*

Una mia ex collega, Lucia, mi telefona all’improvviso per sfogarsi. È successo un fatto grave e fastidiosamente ricorrente: alcuni genitori sono andati a lamentarsi del suo operato con il dirigente e lei è nel panico, non sa cosa fare. È una settimana che non dorme. Continua a ripensare a tutto quello che ha fatto finora: le lezioni sono sempre preparate al millimetro e ricche di spunti di riflessione. I ragazzi possono chiedere nel caso di dubbi o incomprensioni. I compiti sono sempre assegnati da una settimana con l’altra. Le verifiche fissate a tempo di distanza e modulate in base alle esigenze. Lucia non sa proprio cosa fare e non riesce a farsene una ragione.
Neppure io capisco: Lucia è sicuramente una delle insegnanti più preparate della scuola e con i ragazzi ha sempre un ottimo rapporto. Penso a un’incomprensione che passerà col tempo, ma la vedo così provata che decido di andare a fondo della questione. Telefono a un’altra collega, l’insegnante di sostegno che condivide con lei le classi da tanti anni.
Lucia e Ambra si conoscono così bene che ormai tra loro basta un’occhiata per capirsi. Ambra mi dà la sua versione dell’accaduto: è vero che Lucia è molto preparata, è scrupolosa ed estremamente pignola nella preparazione delle lezioni e del materiale, ma è appunto questo il problema: le sue lezioni risultano troppo complesse per i ragazzi. Ambra ha tentato di dirlo a Lucia, ma la collega è convinta che solo così riesca a ottenere il meglio dai ragazzi.
Questi ultimi, invece, a loro dire stremati da tanto entusiasmo, tornano a casa e si lamentano con i genitori che, per proteggere i propri figli, pensano bene che rivolgersi al dirigente sia la soluzione migliore. Il preside, chiamato in causa da questi ed altri genitori per le mille disfunzioni e i numerosi contrattempi su cui poggia in equilibrio precario la scuola, non solo richiama Lucia, ma decide di farle pure l’onore della sua presenza in classe, per valutare il suo operato.
In rapida sintesi: un disastro per tutti. Perché? Perché Lucia, bravissima insegnante, anche se forse troppo zelante, decide che è ora di cambiare scuola, a costo di perdere i suoi amati colleghi e la continuità di un lavoro efficace e impostato ormai da tempo. Perché gli studenti perdono un’insegnante valida e appassionata, merce rara dall’inizio dei tempi.
Inoltre, vedendosi facili vincitori della disputa tra adulti, imparano a farsi forti solo della propria visione della situazione, quella più comoda, ma non per forza la migliore. Perché i genitori capiscono di poter manovrare la situazione a loro piacimento, senza considerare le ragioni dell’altra parte. Perché il Dirigente, così facendo, dimostra che a scuola spesso basta essere genitori per avere soddisfazione su tutto, anche nelle situazioni più complesse che richiedono una presa di posizione più consapevole.
Ciascuno ha ragione e torto nello stesso tempo. Storie come questa hanno un nome nel mondo della negoziazione: lose-lose. Tutti perdono, nessuno vince. Eppure, la stessa teoria ci dice che esiste un’alternativa — il win-win — e che è raggiungibile a una condizione: che ciascuno sia disposto a fare un passo verso le ragioni dell’altro.
Il passo non è semplice, ma è possibile. Lucia deve capire che le situazioni cambiano, i ragazzi sono diversi, gli obiettivi che andavano bene dieci anni fa ora non sono più praticabili. Essere un bravo insegnante significa innanzitutto leggere la situazione e adeguarsi, modulando gli interventi e calibrando i traguardi.
I genitori dovrebbero fidarsi: noi adulti non dobbiamo diventare ostaggi dei nostri ragazzi, perché amarli significa anche permettere loro di essere messi alla prova, consentire che i loro limiti vengano raggiunti e superati, monitorare il loro benessere senza intervenire sulle prove che li sfidano a crescere.
I dirigenti dovrebbero stimare i propri insegnanti tanto da concedere loro il beneficio del dubbio — e la possibilità di spiegare le proprie ragioni prima che qualcun altro lo faccia al loro posto. E i ragazzi, permettetemi, dovrebbero tornare a fare i ragazzi: disponibili ad affrontare le difficoltà, pronti a mettersi in gioco, disposti a sbagliare e capaci di rialzarsi.
Solo così potranno affrontare la sfida più importante: diventare adulti capaci di stare nel conflitto senza esserne travolti. Esattamente quello che, in fondo, dovremmo fare tutti i giorni anche noi — come Lucia, i suoi colleghi, i genitori, il preside. Ma che, troppo spesso, nessuno sa o vuole fare per primo.

*Chi è l’autrice
Claudia Bassanini è un’insegnante con una ventennale esperienza in scuole ad alta complessità. Il suo approccio educativo è centrato sulla crescita personale e sulla valorizzazione delle capacità individuali, attraverso la costruzione di relazioni positive e personalizzate. Convinta che la famiglia e il contesto siano radice, sostegno e trampolino di lancio nella storia di ciascuno, utilizza una metodologia sistemica che tenga conto delle esigenze del singolo alunno, delle peculiarità familiari, delle possibilità della scuola e delle aspettative del mondo che accoglierà i ragazzi alla fine degli studi.
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