Aziende come luoghi di rigenerazione e senso: la visione di MAW a Ethical HR 2026

Sponsor della seconda edizione della kermesse ideata da Team Different è stata MAW, che ha colto l'occasione per raccontare durante l'evento al WAO Romolo C30 la propria idea di organizzazione del lavoro come facilitatrice della fioritura delle persone

Nel mondo del lavoro, la performance non è più l’unico metro del successo. E’ il messaggio principale scaturito da Ethical HR, la kermesse ideata da Team Different tornata a Milano a fine gennaio scorso. Partner della seconda edizione è stato MAW, che ha fatto proprio il grido d’allarme lanciato dall’Osservatorio HR Innovation Practice 2024, che ha registrato un 20% e più di casi di burnout tra i lavoratori italiani, contro un 65% di dipendenti che ha messo il benessere psicologico al primo posto.

Federico Vione

Dati del genere chiedono un cambiamento radicale di visione, come sottolineato da Federico Vione, CEO di MAW e W Group, per il quale il lavoro deve essere inteso come «una palestra di crescita umana e professionale». La sua visione è in linea con il concetto di “Growth Mindset” (mentalità di crescita) sviluppato dalla psicologa di Stanford Carol Dweck. Secondo la studiosa, il talento non è un tratto fisso, bensì un muscolo che si sviluppa attraverso la curiosità e, soprattutto, l’errore.

Vione invita però nella sua riflessione ad andare addirittura oltre: la crescita, sostiene, è reale solo se l’individuo prova amore e gratitudine (oltre che un profondo orgoglio) per ciò che fa. Per queste ragioni, l’organizzazione ha il dovere di creare un ambiente in cui le persone possano credere profondamente nel proprio contributo. Il richiamo all’orgoglio professionale trova eco negli studi di Viktor Frankl sulla “ricerca di significato”: quando un lavoratore percepisce il proprio compito come utile e coerente con i propri valori, il lavoro smette di essere alienazione e diventa identità.

Il Ceo di MAW sostiene, in altri termini, che un’organizzazione etica sia quella che non solo permette di sbagliare, ma trasforma l’errore in un asset educativo. Se, come riporta uno studio di Gallup, solo il 23% dei lavoratori nel mondo si sente realmente “coinvolto” (engaged), la ricetta di Vione punta quindi a colmare questo gap attraverso i seguenti fattori:

sicurezza psicologica: citando Amy Edmondson (autrice di The Fearless Organization), Vione sottolinea che l’innovazione nasce solo dove le persone non temono il giudizio;
motivazione intrinseca: lavorare per qualcosa in cui si crede aumenta la resilienza e la soddisfazione, trasformando l’ufficio in un luogo dove “si è” e non solo dove “si esegue”.

Mara Prandi

Al messaggio lanciato dal Ceo si aggiunge anche quello di Mara Prandi, COO di MAW, oltre che Ceo di Howay. A suo avviso, se il singolo cresce nella palestra citata da Vione, l’intera organizzazione evolve ulteriormente se la stessa azienda si trasforma in “comunità educante”. Qui il riferimento è alla sociologia di James Coleman e ai suoi studi sul capitale sociale: l’azienda non è un’isola, ma un tessuto di relazioni che produce fiducia e norme condivise.

Per Prandi, l’azienda educa attraverso la coerenza delle proprie scelte strategiche. Non è solo un mezzo per generare ricavi e utili (che ovviamente restano necessari), ma un soggetto sociale con una responsabilità pedagogica.

Il suo approccio risponde a un’urgenza statistica: secondo il Work Trend Index di Microsoft, il 53% dei lavoratori oggi prioritizza la propria salute e il benessere rispetto al lavoro più di quanto facesse prima della pandemia.

Ispirandosi ai principi dell’Economia Civile di Stefano Zamagni, Prandi propone quindi un’impresa che definisce valori chiari: non come slogan per i social media, ma come bussola operativa per il lavoro e le decisioni delle persone.

In altri termini, l’azienda smette di essere solo un datore di lavoro per diventare un’istituzione che si impegna perché ogni dipendente porti a casa non solo uno stipendio, ma un accrescimento della propria dignità.

Dall’incontro tra la visione di Vione e quella di Prandi emerge in conclusione il vero lascito di Ethical HR 2026: l’ufficio del futuro non è un luogo di produzione massiva, ma uno spazio di rigenerazione. Le organizzazioni che vinceranno la sfida dei talenti saranno quelle capaci di integrare la vulnerabilità umana, trasformando la fatica del quotidiano in un percorso di fioritura collettiva, fondato sull’orgoglio e sulla competenza.

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