Evolversi e innovare come scelta di vita: debutta la rubrica “Professione Evoluzione”
Nasce la nuova rubrica ideata in collaborazione con People are People da Emilia A.C. Iuliano, Coach, Educatrice e Facilitatrice Teatrale per lo Sviluppo del Potenziale Umano, specializzata nella creazione di spazi generativi in cui la relazione diventa possibilità, la presenza diventa apprendimento e l’esperienza si fa consapevolezza. L'obiettivo dell'autrice è integrare coaching, educazione e teatro per accompagnare individui e gruppi in processi evolutivi autentici, sostenendo lo sviluppo del potenziale personale e collettivo. In prospettiva il suo lavoro permette di coltivare comunità educanti, capaci di apprendere da sé stesse e di portare nel mondo un impatto generativo che nutre la realtà che abitiamo.
di Emilia A. C. Iuliano*

Il mio lavoro nasce da un filo che negli anni ha attraversato giornalismo, università, progetti complessi, ruoli HR e percorsi creativi. Con il tempo ho compreso che quel filo non rappresentava esperienze eterogenee, ma un’unica direzione: accompagnare lo sviluppo del potenziale dell’individuo e dei gruppi attraverso un approccio che innova il modo di incontrarsi, ascoltarsi ed evolvere. Per me evoluzione e innovazione non sono parole distinte: l’evoluzione è il movimento interiore, l’innovazione è la qualità originale del modo in cui scelgo di facilitarlo.
Innovare, nella mia pratica, significa integrare linguaggi diversi — espressivi, riflessivi, generativi — per creare condizioni che permettano di vedere più a fondo nella propria esperienza e agire consapevolmente e responsabilmente nella propria realtà.
Il Coaching Evolutivo mi ha dato la struttura per rendere questo approccio concreto. L’ho appreso grazie al Master in Coaching Evolutivo e alla Specialty in Coaching Aziendale Evolutivo della scuola ICFT – Idee Che Trasformano, con i trainer coach Vittorio Balbi, Pierluigi Ciocci, Francesco di Coste, Alessandro Lo Russo, Daniele Mattoni e Filomena Palumbo, che hanno diffuso in Italia una visione del coaching centrata sull’evoluzione consapevole della persona e dei sistemi.
Balbi e Mattoni affermano che «crescere significa assumersi la responsabilità della propria evoluzione», una prospettiva che ha profondamente plasmato il mio modo di accompagnare persone e gruppi. Oggi, come coach con credenziali ACC ICF (International Coaching Federation) e associata AICP (Associazione Italiana Coach Professionisti), costruisco spazi in cui la persona possa riconoscere ciò che emerge dentro di sé e a incarnarlo in un unicum coerente corpo-emozioni-mente, con presenza, scelta e direzione.
Il momento che considero più prezioso, dunque, non è il raggiungimento dell’obiettivo, ma l’istante in cui si accende un nuovo sguardo, un apprendimento e si generano azioni finalmente allineate ai propri valori, alla propria identità e al proprio scopo.
Parallelamente, la mia formazione nel Master in Azioni e Interazioni Pedagogiche attraverso la Narrazione e l’Educazione alla Teatralità dell’Università Cattolica del Sacro Cuore ha ampliato in profondità la mia visione, mostrando come la crescita personale possa essere sostenuta da linguaggi diversi che dialogano tra loro. L’educazione alla teatralità, sviluppata in Italia soprattutto da Gaetano Oliva, non riguarda la performance ma la persona: un approccio pedagogico che usa gesto, voce, relazione e immaginazione come strumenti di conoscenza e cambiamento.
Oliva afferma che «l’educazione alla teatralità valorizza l’attore-persona e la sua unicità espressiva», una prospettiva che invita a considerare l’espressività individuale come luogo di consapevolezza e non come abilità da perfezionare. Questo sguardo si intreccia naturalmente con il pensiero di Célestin Freinet, pedagogista francese che ha rivoluzionato la scuola del Novecento sostenendo che «l’educatore non è un dispensatore di saperi, ma un organizzatore di ambienti»: un principio che risuona nel mio modo di lavorare, dove la qualità dello spazio relazionale rende possibile l’apprendimento autentico.
A completare questo quadro si aggiunge l’eredità di Augusto Boal, ideatore del Teatro dell’Oppresso, che vede nel teatro uno strumento di liberazione e partecipazione attiva. Boal ricordava: «il mio compito non è mostrare la strada, ma aiutare ognuno a vedere le proprie possibilità»**, una frase che sintetizza la mia idea di relazione educativa: un accompagnamento che apre, non che dirige, e che mette la persona nella condizione di diventare protagonista delle proprie scelte.
In questo percorso, ciò che imparo si traduce sempre in movimento: il coaching mindset mi invita a generare da ogni consapevolezza un’azione possibile, un passo concreto dentro la realtà. Anche il Master in Azioni e Interazioni Pedagogiche attraverso la Narrazione e l’Educazione alla Teatralità ha avuto per me questo effetto: non solo un ampliamento di sguardi, ma l’apertura di nuove direzioni operative. È anche grazie a questa esperienza che ho scelto di accogliere la proposta di una cooperativa sociale e di mettermi in gioco come educatrice all’interno di un IPSIA di Milano. Qui, a diretto contatto con i ragazzi, posso intrecciare presenza e relazione, accompagnando quotidianamente la loro crescita scolastica e personale e portando “le mani in pasta” dentro quella vita educativa che è parte integrante della mia ricerca.
In questo intreccio tra riflessione e azione, teoria e pratica, relazione e contesto, si è chiarito il modo in cui oggi abito la professione: nel mio lavoro convivono tre figure — il coach, l’educatore e il Joker boaliano — tre forme che si integrano per creare condizioni, non soluzioni; per facilitare processi, non imporre metodi; per generare spazi sicuri e coraggiosi in cui l’esperienza possa tradursi in apprendimento.
Da questa postura nasce anche la mia naturale inclinazione a pensare in termini di connessioni. La mia indole multidisciplinare, insieme a un’attitudine all’innovazione intesa come apertura e dialogo tra prospettive diverse, mi porta a generare progetti sinergici che intrecciano coaching evolutivo, educazione alla teatralità e competenze provenienti da ambiti differenti.
È un modo di lavorare che considera la relazione come luogo generativo, capace di ampliare la complessità delle domande e la profondità delle risposte. In questi spazi condivisi il tema — che si tratti di comunicazione, consapevolezza, leadership o relazione — diventa un punto di partenza, non un perimetro: ciò che consente davvero l’evoluzione è la qualità dell’accompagnamento, la possibilità di osservare se stessi, di sperimentare alternative, di riconoscere possibilità dove prima si vedevano confini.
Questo stesso approccio si traduce in modo naturale nel mio lavoro nei contesti HR e organizzativi. Non porto modelli da applicare, ma dispositivi di apprendimento progettati per far emergere consapevolezze collettive, processi decisionali più responsabili e dinamiche relazionali più efficaci. Ogni team può diventare una comunità educante, capace di apprendere da se stessa se sostenuta da domande sensate, da un ascolto autentico e da un’esperienza condivisa che coinvolge mente, emozioni e corpo. Il coaching porta chiarezza, il teatro porta esperienza viva, e insieme diventano strumenti potenti di evoluzione professionale e umana.
In questo cammino di intrecci e sinergie è nato ARUNA lab, progetto fondato insieme a Giulia Mussi, insegnante di yoga, un esempio concreto di ciò che accade quando approcci affini si incontrano e si integrano. Aruna — parola sanscrita che significa alba, risveglio, nuovo inizio — rappresenta ciò che desideriamo offrire in ambito personale e professionale e organizzativo a individui e gruppi: percorsi in cui coaching e yoga dialogano come due vie complementari di consapevolezza, radicamento ed evoluzione.
ARUNA lab è un laboratorio che evolve e si rinnova nel tempo, aperto a professionisti che portano competenze diverse e complementari. È una forma viva della mia ricerca: favorire l’incontro interdisciplinare per un’esperienza innovativa e concreta di evoluzione umana.
Oggi mi definisco una coach–educatrice che attiva possibilità. Una professionista dell’evoluzione, che cammina accanto, che apre spazi e facilita processi di consapevolezza. Il mio lavoro è creare le condizioni perché emergano intuizioni, forme, decisioni e movimenti, che erano già lì, in attesa di essere riconosciuti. Il potenziale umano non si insegna: si libera. E quando qualcosa si illumina dentro una persona o dentro un gruppo, tutto il resto — relazioni, identità, qualità del vivere — inizia davvero a evolvere.
Note al testo
* Balbi, V. & Mattoni, D. (2021). La chiave segreta. Coaching evolutivo. FrancoAngeli.
** Oliva, G. (2012). L’educazione alla teatralità: il movimento creativo. In V. Iori (a cura di), Animare l’educazione. FrancoAngeli.
*** Freinet, C. (1994). La pedagogia del buon senso. Torino: EGA.
**** Boal, A. (1996). Il poliziotto e la maschera. La Meridiana.
* Chi sono

Credo nello sviluppo dell’individuo come via per generare sviluppo del potenziale umano personale, sistemico e sociale.
Coach Evolutiva, con credenziali ACC ICF (International Coaching Federation), integro coaching evolutivo ed educazione alla teatralità per favorire consapevolezza, apprendimento e cambiamento autentico.
Dopo un lungo percorso come Giornalista, Docente Universitaria a contratto, Project Manager e People Manager, oggi accompagno persone e organizzazioni a definire obiettivi significativi e a tradurli in azioni coerenti, allenando presenza, fiducia e co-creazione. Il mio lavoro promuove relazioni consapevoli, ambienti generativi e una cultura della crescita condivisa.