Stress e burnout: sì, grazie. L’indagine di LHH su un campione di lavoratori italiani
Stressati (80%) e attualmente in burnout (17%), i lavoratori faticano a parlare del proprio malessere: lo dice la ricerca della società del Gruppo Adecco specializzata in servizi di consulenza HR e gestione del talent journey
Stress nelle imprese italiane? Sì, grazie. Secondo un’indagine realizzata da LHH, società del Gruppo Adecco specializzata in servizi di consulenza HR e gestione del talent journey, quasi un dipendente su sei è vittima di burnout. A questa conclusione, la società è giunta intervistando un campione di oltre 4.300 persone di tra i 28 e i 56 anni, impiegate in maggioranza come impiegati e operai senza gestione dei team in aziende di medie e piccole dimensioni. Il 17% degli intervistati soffrirebbe, secondo la ricerca, la forma più grave di stress.

In generale, poi, la stragrande maggioranza (oltre l’80%) soffre per la presenza di pressioni. Per quasi la metà di loro (46%) si tratta di una condizione fisiologica che capita in alcuni periodi più intensi dell’anno, ma per quasi 1 italiano su 5 (18%) è uno stato perenne. Ma quali condizioni appesantiscono sul luogo di lavoro? In primo luogo, la più significativa fonte di tensione sarebbe dovuta al carico eccessivo di attività (16%) e a situazioni ad esso correlate, come la mancanza di risorse (12%) o le pressioni che si ricevono dall’alto (12%).
Tra i motivi di tensione ritenuti più rilevanti dagli intervistati ci sono soprattutto quelli tra i colleghi, una condizione di disagio che stressa almeno un italiano su 10, circa il 12% del campione, più di quanto capita con scadenze e rispetto dei KPI.
La tensione al lavoro è, in fondo, comprensibile. Ciò che invece diventa un vero e proprio problema dalle potenziali conseguenze pericolose sono gli episodi di vero e proprio burnout. Tale situazione è capitata infatti almeno una volta nella vita a ben oltre la metà degli italiani (63%). Chi l’ha vissuta ha patito stanchezza cronica (18%), insonnia (17%) e disturbi gastrointestinali (13%), ma anche problemi di memoria e concentrazione (14%).
Tendenzialmente il burnout si è tradotto in stati di irritabilità e nervosismo (18%), ma gran parte delle persone ha manifestato anche specifiche frustrazioni emotive, tra cui calo della motivazione e del senso di realizzazione (17%), demoralizzazione (14%), perdita di autostima e fiducia in se stessi (11%) fino alla depressione (10%).
Un ulteriore problema messo in evidenza dalla ricerca di LHH è la sensazione di solitudine provata da chi è in burnout. Due italiani su tre, pari al 67% del campione, non ne parla con i manager, mentre quasi uno su tre (30%) crede che siano proprio i vertici a doversi occupare di benessere psicologico.
E chi si occupa dei manager? Secondo la ricerca uno su tre non è interessato a sapere come stanno i loro capi. Circa 1 lavoratore su 5 (22%) ritiene poi che il proprio manager non dia un reale contributo al team, in quanto non risulta essere né fonte di pressione, ma nemmeno di supporto. Mentre quasi un terzo (31%) sente il proprio referente come motivo di stress.
Indipendentemente se siano o meno collaborativi, i capi vengono percepiti dai collaboratori come molto stressati, nella quasi maggioranza dei casi. Interessante però notare anche che più di 1 dipendente su 3 (35%) non è particolarmente toccato dal benessere emotivo dei propri leader – infatti non saprebbe dire se questi siano sotto pressione o meno (25%) e 1 su 10 non è interessato proprio alla questione (10%).
Secondo i lavoratori, per ottenere un maggior benessere all’interno dell’azienda sarebbe necessaria una migliore comunicazione, basata su empatia e ascolto attivo (15%), dialoghi chiari e trasparenti (15%). In più, secondo i dipendenti, la relazione sarebbe favorita anche da maggiori conferme sull’operato, maggiori riconoscimenti (12%) e feedback costruttivi (9%).
Sui risultati della ricerca Luca Semeraro, Amministratore Delegato, LHH Italia, ha commentato: «In un panorama dove la maggioranza dei professionisti percepisce il lavoro come fonte di stress e dove esperienze di burnout non sono casi isolati, la leadership è chiamata a ridefinire il proprio ruolo: il benessere emotivo è un fattore competitivo per le organizzazioni».
Nelle aziende che vogliano essere davvero al passo con i tempi bisognerebbe quindi andare oltre il raggiungimento degli obiettivi, puntando invece sul saper creare le condizioni perché le persone possano esprimere il proprio potenziale in un contesto sicuro, aperto e orientato all’ascolto, ha aggiunto Semeraro, sottolineando infine come «empatia, riconoscimento e comunicazione trasparente» diventino leve strategiche per costruire fiducia e generare performance sostenibili.
Lo studio completo è disponibile al seguente link.
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