Nell’era dell’AI anche i talenti STEM devono andare oltre il coding
Incentrata sull'analisi dell'evoluzione delle competenze IT, "Beyond Coding", ricerca realizzata da Anthropos e Orbyta Tech, sarà presentata a Torino l'8 ottobre nell'ambito di Wave by Vento
Per anni il mondo della tecnologia ha identificato il valore dei propri professionisti soprattutto attraverso una competenza: la capacità di coding. Oggi, con l’intelligenza artificiale che entra sempre più nei processi di sviluppo e di lavoro quotidiani, questo paradigma sta cambiando. Le aziende non cercano soltanto persone capaci di utilizzare nuovi strumenti, ma professionisti in grado di interpretare, decidere, collaborare e trasformare la tecnologia in valore concreto. È questo il punto di partenza della ricerca “Beyond Coding”, realizzata da Anthropos e Orbyta Tech, che sarà presentata il prossimo 8 ottobre a Torino nell’ambito di Wave by Vento.

Lo studio analizza come l’evoluzione dell’AI stia modificando le competenze richieste anche nei ruoli STEM, mostrando un fenomeno che riguarda non solo il mondo tecnologico, ma più in generale il futuro del lavoro.
La ricerca ha preso in esame 106.582 annunci di lavoro pubblicati tra il 2020 e il primo semestre del 2026, confrontando il 2022, considerato il periodo precedente alla diffusione dell’AI generativa, con i primi sei mesi del 2026.
Il quadro che emerge è quello di un mercato in cui le competenze tecniche cambiano rapidamente, ma allo stesso tempo cresce il peso di quelle capacità che appartengono più alla sfera umana: comunicazione, pensiero critico, capacità di risolvere problemi e lavorare con persone e funzioni diverse.
Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale non sta quindi semplicemente sostituendo alcune attività, ma sta ridisegnando il modo in cui vengono interpretati i ruoli professionali. Le competenze legate all’AI generativa, ai modelli linguistici e agli strumenti di sviluppo assistiti dall’intelligenza artificiale sono cresciute rapidamente negli ultimi anni, modificando il profilo richiesto ai professionisti IT.
Il dato più interessante della ricerca riguarda però proprio ciò che non può essere automatizzato facilmente. Nel caso dei Software Engineer, gli annunci che richiedono almeno una durable skill, cioè una competenza destinata a mantenere valore nel tempo, passano dal 40,5% del 2022 al 65% del 2026.
Crescono la comunicazione, richiesta nel 46% degli annunci contro il 32,5% precedente, la leadership, che passa dall’8,2% al 23,8%, e il problem solving, dal 12,2% al 20,5%.
Il messaggio che emerge è che anche il lavoro tecnico sta diventando più umano. Se l’intelligenza artificiale permette di automatizzare una parte delle attività operative, alle persone viene chiesto sempre più di esercitare giudizio, comprendere il contesto, assumersi responsabilità sulle decisioni e saper comunicare il valore del proprio lavoro anche fuori dai confini strettamente tecnici.
Una trasformazione che coinvolge direttamente le aziende, chiamate a ripensare non solo i processi di selezione, ma anche il modo in cui sviluppano le proprie persone. Le descrizioni tradizionali dei ruoli tecnologici rischiano infatti di non rappresentare più pienamente ciò che viene richiesto ai professionisti, mentre la formazione deve partire da una fotografia reale delle competenze presenti nei team e costruire percorsi capaci di integrare apprendimento teorico, esperienza sul campo e confronto tra colleghi.

«I ruoli tech e IT, a partire dal software engineer, sono totalmente diversi da un anno fa. Stiamo andando verso una progressiva automazione della scrittura del codice – spiega Stefano Bellasio, CEO e fondatore di Anthropos. – Oggi i ruoli tecnici richiedono competenze soft e di business che non sono mai state così presenti per questi ruoli e obbligano le aziende a partire da un profondo assessment delle reali competenze dei loro team per poter davvero adottare e sfruttare l’AI in azienda».
Anche il modo di intendere il talento tecnologico sta quindi cambiando. Non basta più conoscere uno strumento o una tecnologia specifica, perché gli strumenti evolvono rapidamente e possono perdere rilevanza nel giro di pochi anni. La capacità di apprendere, adattarsi e trasferire conoscenze in contesti nuovi diventa invece una competenza destinata a mantenere valore nel tempo.
«Le organizzazioni non cercano soltanto professionisti in grado di utilizzare nuovi strumenti – aggiunge Mirko Salvia, AI transformation lead di Orbyta Tech – ma persone capaci di valutarne i risultati, prendere decisioni, collaborare con interlocutori diversi e trasformare informazioni complesse in azioni concrete».
“Beyond Coding” racconta quindi una trasformazione che va oltre il mondo STEM: nell’epoca dell’AI il valore delle persone non sarà determinato soltanto da ciò che sanno fare con la tecnologia, ma dalla capacità di darle una direzione, inserirla nei contesti giusti e utilizzarla per costruire nuove soluzioni. Un cambio di prospettiva che riguarda aziende, professionisti e sistemi formativi chiamati a preparare competenze nuove per lavori che stanno ancora prendendo forma.
“Beyond Coding” è disponibile integralmente su richiesta e analizza, oltre ai dati internazionali, un focus specifico sul mercato italiano, dove l’adozione della GenAI procede alla stessa velocità del resto del mondo con un’offerta per il momento ancora vivace per i profili junior più che in altri Paesi.
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