Il project management nell’era dell’AI: perché conteranno sempre più le soft skill
Durante l'ultimo Lampadine Day, Atena Manca ha raccontato nel suo speech sul palcoscenico del teatro di Fabbrica di Lampadine e poi nel workshop pomeridiano gli effetti dell’ingresso dell’intelligenza artificiale nei processi di lavoro. Il più importante di tutti? L'AI va governata con "umana chiarezza"
di Atena Manca*

Oltre 150 professionisti HR, una giornata di formazione e confronto. La quarta edizione del Lampadine Day, organizzata da Fabbrica di Lampadine con il supporto di People are People come media partner, ha riunito manager, formatori e aziende per riflettere su come stanno cambiando leadership, collaborazione e sviluppo delle competenze.

All’interno di questo contesto ho avuto l’occasione di portare uno speech dedicato a un tema che mi accompagna sempre più spesso: come cambia il project management quando entrano in scena le intelligenze artificiali.
Il mio percorso professionale nasce nel marketing. Per oltre vent’anni ho lavorato nella costruzione e gestione di brand, guidando team e progetti complessi in contesti internazionali. Oggi continuo a lavorare con le aziende come consulente di marketing e strategia di brand, ma parallelamente sto sviluppando con sempre maggiore convinzione un’altra dimensione professionale: la formazione manageriale.
Le due attività, in realtà, sono profondamente legate. I progetti di consulenza offrono uno sguardo diretto su come le organizzazioni stanno cambiando; la formazione diventa lo spazio in cui queste esperienze possono essere condivise, analizzate e trasformate in strumenti utili per chi guida.
Ed è proprio nei progetti, con questo doppio cappello di consulente e formatrice, che oggi sto osservando una trasformazione molto interessante.
Sempre più spesso non si coordinano solo persone, ma sistemi di lavoro ibridi: colleghi, strumenti digitali, piattaforme e intelligenze artificiali.
Questo cambia profondamente il modo di lavorare. Le analisi diventano più rapide, le opzioni si moltiplicano, le decisioni si affollano. In questo scenario il project management non diventa certo più semplice, anzi più esigente.
Durante lo speech ho provato a raccontare questa trasformazione attraverso alcuni “spiriti guida”: personaggi molto diversi tra loro che aiutano a ricordare quali competenze restano decisive anche quando i progetti sono aumentati dall’AI.
Il primo è il professore di storia e divulgatore Alessandro Barbero, associato alla chiarezza. Nei progetti aumentati dall’intelligenza artificiale questo aspetto diventa fondamentale: se il pensiero è confuso, anche le risposte lo saranno. Gli strumenti amplificano ciò che trovano.
Il secondo riferimento è la filosofa Hannah Arendt, utilizzata per parlare di senso critico. In un contesto in cui l’AI produce risposte plausibili e ben strutturate, il rischio non è l’errore evidente ma la risposta che sembra convincente e viene accettata senza interrogarsi abbastanza.
Poi arriva Napoleone, simbolo della capacità di decidere. Gli strumenti oggi generano alternative in quantità, ma i progetti avanzano solo quando qualcuno sceglie una direzione.
A questa dimensione si collega la responsabilità, rappresentata da Winston Churchill. Le tecnologie possono supportare analisi e simulazioni, ma la responsabilità delle decisioni resta inevitabilmente umana.
Un altro riferimento è Serena Williams, utilizzata per raccontare la gestione del perimetro. Nel tennis non tutte le palle vanno giocate. Nei progetti aumentati dall’AI, dove le idee si moltiplicano rapidamente, qualcuno deve saper proteggere il focus.
Subito dopo entra in scena una celebre scena di Titanic, quando Jack chiede a Rose: «Do you trust me?». È un modo efficace per parlare di delega: con l’AI non si tratta davvero di fiducia, ma di delega consapevole. Possiamo delegare alcune attività, non tutte.
Infine Maria De Filippi, per ricordare che anche nei sistemi più tecnologici il lavoro resta un’esperienza sociale.
Velocità, confronto continuo e carico informativo crescente possono generare tensioni nei team. Saper leggere il clima e gestire le dinamiche emotive diventa quindi una competenza manageriale sempre più importante.

Nel pomeriggio questi concetti sono stati messi alla prova attraverso un workshop pratico dedicato al project management.
Ai partecipanti è stato chiesto di avviare un progetto simulato partendo da un brief volutamente poco chiaro. L’esercizio ha mostrato con grande chiarezza un punto fondamentale: anche quando l’input è confuso, l’intelligenza artificiale riesce comunque a produrre output strutturati.
Ed è proprio qui che emerge il vero nodo.
Se c’è confusione nell’input il caos arriva molto velocemente anche nell’output.
Per questo, accanto alle competenze tecniche, diventano sempre più importanti competenze manageriali come chiarezza, senso critico, capacità di scegliere e responsabilità.
Competenze che non servono solo a governare la tecnologia, ma soprattutto a tenere i progetti allineati agli obiettivi di business.
Perché alla fine leadership e project management si incontrano proprio qui: nella capacità di orchestrare sistemi complessi senza perdere il centro.
E quel centro resta, inevitabilmente, umano.

* Chi è l’autrice
Atena Manca è una professionista con 20 anni di esperienza nel marketing e nella comunicazione. Laureata in Economia per l’Arte e la Cultura all’Università Bocconi e con un Master in Marketing a Publitalia ’80, ha completato di recente il corso Mastering Digital Marketing in an AI World alla London Business School. Creatrice del blog Madonnager.it, Atena condivide riflessioni e consigli (anche quelli non richiesti!) su come bilanciare carriera, maternità e vita personale, sempre con un pizzico di ironia.
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