Più carriere a portafoglio e fiducia nei manager: i dati del Randstad Workmonitor

Secondo l'edizione 2026 della ricerca curata dalla talent company in 35 Paesi del mondo, crescono i percorsi di carriera basati su frequenti cambi di settore e mansioni. Analizzato per la prima volta anche il punto di vista dei datori di lavoro

La carriera non è più un percorso lineare: se ne sono accorti anche i datori di lavoro, che hanno cominciato a guardare con più curiosità e attenzione proprio i candidati dai curricula “spezzettati”. Lo ha rilevato l’ultimo Randstad Workmonitor diffuso a marzo, indagine condotta in 35 Paesi sulle trasformazioni del mercato del lavoro, analizzando il nuovo significato della carriera e
l’importanza del legame con i manager nelle organizzazioni, attraverso interviste a 27mila persone
a livello globale (750 in Italia)
, tra lavoratori dipendenti e datori di lavoro. Nell’edizione 2026, per la prima volta l’indagine ha preso in considerazione anche il punto di vista dei datori di lavoro, con 1.225 aziende intervistate nel mondo e 35 nel nostro Paese.

Tra i dati più significativi il report sottolinea la presenza di un 86% di potenziali datori di lavoro maggiormente attratti da chi mostra competenze maturate sul campo attraverso vari tipi di esperienze in contesti differenti.

La visione datoriale sarebbe condivisa anche dai lavoratori: sebbene i percorsi lineari restino preferiti dalla maggioranza, cresce però la quota di chi preferirebbe comunque carriere “a portafoglio”, ossia quelle in cui si cambia di frequente posizione, settore o progetto. La possibilità di passare da un incarico all’altro potrebbe infatti favorire la propria crescita, professionale e individuale.

Secondo il Randstad Workomonitor, insomma, ad essere in trasformazione sarebbe proprio il concetto stesso di carriera. L’importanza di sviluppo e promozioni in azienda è considerata un valore dal 57% del campione analizzato di lavoratori, contro il 74% dello scorso anno.

In più, ben il 40% dei dipendenti non si sarebbe prefissato alcun obiettivo per i prossimi 5 anni. L’atteggiamento da loro manifestato non sarebbe però disinteresse, bensì vero e proprio sintomo della presenza di una visione sulla carriera inedita.

Detto altrimenti, sempre più lavoratori desiderano tracciare la propria rotta su valori come autenticità, autonomia, collaborazione e flessibilità, ai quali non sono disposti a rinunciare. Randstad parla pertanto di un 38% che ha lasciato un posto che non si adattava alla propria vita personale, il 21% perché non gli è stata data sufficiente indipendenza. Accanto a loro, c’è poi un 39% che non accetterebbe un nuovo lavoro se non ci fosse flessibilità di luogo e un 40% flessibilità di orario.

Un altro elemento disruptive rispetto alla visione della carriera come percorso lineare sarebbe infine la richiesta di aumento avanzata dalla metà dei lavoratori italiani per fronteggiare il carovita. Ad ottenerlo, è stato però solo il 30%, accanto a un 23% di lavoratori che avrebbe addirittura subito una regressione economica.

Tra gli altri aspetti, l’indagine si sofferma sul rapporto tra dipendenti e manager, quest’ultimo visto sempre di più come punto di riferimento soprattutto umano da tutto il team.

Secondo i dati raccolti, proprio la crescente imprevedibilità del contesto economico avrebbe fatto spazio alla ricerca di relazioni umane più stabili. Nello specifico, il 74% dei lavoratori avrebbe un “forte rapporto con il proprio manager”, con una crescita di 10 punti percentuali soprattutto tra i lavoratori senior. Secondo il 69% del campione intervistato, il manager avrebbe più a cuore gli interessi dei collaboratori.

Molti lavoratori si sentirebbero poi di essere appoggiati da questa tipologia di quadro aziendale nella loro maggiore autonomia lavorativa e per la garanzia della produttività da remoto (72%). Quasi 7 su 10 hanno infine fiducia nel proprio manager per lo sviluppo di carriera, una opinione condivisa da tutte le fasce d’età di lavoratori. Oltretutto, sarebbe proprio il manager ad agevolare in modo efficace lo scambio intergenerazionale.

Marco Ceresa

In merito ai dati raccolti dal Randstad Workmonitor, Marco Ceresa, Group Ceo di Randstad Italia, ha detto: «In un contesto macroeconomico instabile e di fronte all’evoluzione tecnologica, i lavoratori italiani si sentono sotto pressione e scettici sulla crescita. Ma stanno ridefinendo il concetto stesso del proprio successo, abbandonando sempre più i percorsi tradizionali per privilegiare l’autodeterminazione, l’autenticità e un modello di carriera costruito su misura per le proprie esigenze di vita. Nell’incertezza, il manager si distingue come il vero pilastro dell’organizzazione, capace di creare un legame di fiducia che ormai supera persino quello con l’azienda stessa. E la collaborazione intergenerazionale emerge come una leva strategica per la produttività».

Per ulteriori informazioni sul Randstad Workmonitor, cliccare qui.





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