Persone al centro come strategia di business a misura di futuro

Nel nuovo articolo Anna Illiano spiega perché la trasformazione in atto nelle figure HR contemporanee è destinata sempre di più ad avvicinare, se non proprio a sovrapporre, i ruoli del CPO e del CEO.

di Anna Illiano*

Per anni, il successo di un’azienda si misurava con capitale e tecnologia. Oggi non basta più: il vero asset competitivo è il capitale umano, e chi lo valorizza meglio è il Chief People Officer (CPO).

“Mettere le persone al centro” non è più uno slogan, ma una vera e propria strategia di business a misura del XXI secolo. Il CPO trasforma infatti talenti, cultura e organizzazione in risultati concreti e sostenibili, diventando l’architetto del business moderno.

Storicamente, le Risorse Umane gestivano paghe, compliance e procedure. Oggi, invece, il CPO:

– progetta l’esperienza completa del dipendente;

– allinea le persone agli obiettivi strategici dell’azienda;

– trasforma la cultura aziendale in asset misurabile.

Detto ancora diversamente, la cultura non è più un concetto astratto, ma un vero e proprio vantaggio competitivo.

Prendiamo il caso di Microsoft. Il grande gruppo informatico ha spostato la cultura da «know it all» a «learn it all», trasformando comportamenti organizzativi e allineando lo sviluppo delle persone alla strategia di business.

Vediamo quindi insieme le leve strategiche del CPO contemporaneo, riassumibili nelle dieci che vi illustro qui di seguito.

Allineamento al business, ossia trasformare obiettivi aziendali in iniziative per le persone.

Gestione del talento, ossia pipeline di competenze e successione dei leader.

Cultura e Employee Experience: ogni touchpoint diventa leva di engagement.

DEIB (Diversità, Equità, Inclusione e Appartenenza): la leva oggi considerata di innovazione.

– Sviluppo della leadership: programmi mirati e mentorship per il futuro.

– Total Rewards: pacchetti retributivi competitivi e sostenibili.

– Performance Management: feedback continuo e responsabilità condivisa.

– Change Management, ossia la capacità di guidare fusioni, ristrutturazioni e trasformazioni.

– HR Tech e Analytics, ossia la gestione di dati e AI per arrivare a decisioni basate sull’evidenza.

– Sicurezza e Relazioni: ambiente fisico e psicologico sicuro.

Tenendo conto delle dieci leve sopra illustrate, Airbnb ha riprogettato la cultura e l’employee experience durante l’espansione globale, migliorando retention e coesione interna, dimostrando come la people strategy impatti direttamente sulla crescita aziendale.

L’impatto nella messa a fattor comune di people strategy e performance ha effetti enormemente positivi su engagement e cultura aziendale. Le organizzazioni che valorizzano la figura del CPO ne hanno vantaggi anche in termini di produttività, di retention più alta dei talenti chiave e infine in termini di maggiore performance finanziaria.

A questo proposito, l’azienda Cisco ha guidato la cultura ibrida e il feedback continuo, rafforzando l’employer brand e rendendo l’azienda più innovativa e resiliente.

A sua volta, Savannah Group, in una mid cap europea, ha supportato piani di crescita quinquennali, allineando cultura e strategia e mantenendo lo slancio di sviluppo durante la trasformazione.

E nel futuro che cosa succederà? Il CPO diventerà CEO.

Potrebbe sembrare un paradosso, ma, guardando bene, le competenze chiave del CPO, che come abbiamo visto è dotato di visione strategica, leadership dei reparti, gestione del cambiamento, coincidono spesso con quelle richieste a un CEO.

Un esempio ispiratore? Quello di Leena Nair, che da responsabile HR globale in Unilever è diventata CEO di Chanel. La sua traiettoria mostra come la leadership sulla people strategy possa preparare leader capaci di guidare intere aziende.

L’adagio da adottare in un prossimo futuro è insomma il seguente: «Il leader del futuro è chi sa trasformare le persone in valore economico durevole».

Il CPO moderno guida infatti fusioni e acquisizioni (come abbiamo già raccontato), implementazione di nuove tecnologie, automazione dei processi, cambiamenti culturali su larga scala.

In più, il CPO è dotato di insight strategico, ossia la capacità di integrare dati, tecnologia e cultura distingue questo tipo di figure rendendo le aziende resilienti e innovative.

Il CPO del 2030 sarà in definitiva un “data scientist” della forza lavoro, capace di valorizzare talenti, prevedere trend e guidare decisioni strategiche senza perdere l’elemento umano.

Molte aziende globali stanno già integrando strumenti di people analytics e AI per misurare engagement, performance e potenziale dei talenti, con impatti tangibili su crescita e redditività.

In estrema sintesi, mettere le persone al centro non è più un optional: è la strategia più solida per affrontare complessità, velocità e incertezze del mercato. E il Chief People Officer non è solo un esperto di HR, bensì un leader d’impresa capace di trasformare il capitale umano in vantaggio competitivo, guidando le aziende verso il successo sostenibile nel XXI secolo.

*Chi è l’autrice

Chief Transformation & People Officer Global | Driving Business Growth, Leadership & Organizational Change Leader & Transformation con oltre 30 anni di esperienza in contesti multinazionali complessi, Anna Illiano è specializzata in strategie di capitale umano, trasformazioni organizzative globali, M&A e sviluppo della leadership, comunicazione e IT, guidando programmi che allineano persone e business in contesti di cambiamento complesso. Oggi in un gruppo internazionale in forte crescita, dirige iniziative globali di trasformazione, cultura organizzativa e talent management, creando impatto tangibile sul business, migliorando performance, engagement e sostenibilità del capitale umano.

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