L’IA in azienda fa risparmiare tempo ma fino a un certo punto. La nuova ricerca di Workday

Secondo la ricerca della piattaforma AI per la gestione finanziaria, di persone e agenti, in Italia, un lavoratore su due (50%) dedica tipicamente da 1 a 2 ore a settimana a chiarire, correggere o riscrivere risultati di bassa qualità prodotti dalla tecnologia.

In occasione dell’apertura dello spazio Innovation Lab a Milano, la piattaforma AI per la gestione finanziaria, di persone e agenti Workday ha presentato il report intitolato “Beyond Productivity: Measuring the Real Value of AI”, dedicato a fare chiarezza sui vantaggi dell’uso della Gen AI in termini di risparmio di tempo per le persone, mettendo però in luce anche qualche ombra.

Fabrizio Rotondi

Secondo l’indagine, le aziende di maggior successo non si limitano a implementare l’AI, ma reinvestono il tempo migliorando le competenze delle proprie persone, ridisegnando e modernizzandone i ruoli.

Scendendo più nel dettaglio, tra i risultati più interessanti è emerso che, a livello globale, quasi il 40% del tempo risparmiato grazie all’AI viene perso in rielaborazioni, tra cui la correzione di errori, la riscrittura di contenuti e la verifica dei risultati di strumenti di AI generalisti. Solo il 14% dei dipendenti ottiene risultati netti chiaramente positivi dall’AI in modo costante. In Italia, un lavoratore su due (50%) trascorre tipicamente da 1 a 2 ore a settimana a chiarire, correggere o riscrivere risultati di scarsa qualità prodotti dalla tecnologia.

Ulteriore punto emerso dal Report riguarda gli utenti: quelli più assidui sono sottoposti a maggiore pressione, anche se sono i più ottimisti, almeno a parole. Il 77% di loro passa a revisionare il lavoro generato dall’AI con la stessa attenzione, se non maggiore, del lavoro svolto da esseri umani.

Il peso del lavoro con l’AI ricade tra l’altro sui dipendenti più giovani: quasi la metà di quelli che la usano maggiormente ha tra i 25 e i 34 anni. Nonostante siano considerati i più esperti di tecnologia, sono quelli che trascorrono più tempo a verificare e correggere i risultati dell’AI.

Il Report mette in evidenza anche la persistenza di diverse lacune nella formazione: sebbene il 66% dei dirigenti la indichi come una priorità assoluta, solo il 37% dei dipendenti che affrontano la maggiore quantità di rielaborazione dichiara di avervi accesso, rivelando un chiaro divario tra le intenzioni della dirigenza e l’esperienza dei dipendenti.

Nella maggior parte delle organizzazioni (89%), infine, meno della metà dei ruoli è stata aggiornata per accogliere le innovazioni dell’AI. I dipendenti usano strumenti del 2025 all’interno di strutture lavorative del 2015, e si trovano a dover conciliare un output più rapido con processi o sistemi rimasti invariati.

La presentazione del Report all’interno del nuovo spazio Innovation Lab assume tra l’altro un significato strategico per la stessa Workday. Il nuovo hub è stato infatti creato proprio con questo obiettivo: aiutare le aziende italiane a trasformare la tecnologia in competenze, collaborazione e capacità decisionali. Al suo interno, partner ed esperti di Workday potranno sperimentare applicazioni pratiche dell’AI per la finanza e le risorse umane, rendendo l’innovazione davvero utile per il lavoro delle persone.

In merito ha detto Fabrizio Rotondi, Country Manager di Workday per l’Italia: «Crediamo in un futuro in cui l’intelligenza artificiale diventa la nuova interfaccia per il lavoro, capace di amplificare il potenziale umano e liberare nuove energie creative. Il nostro impegno è accompagnare le organizzazioni italiane verso modelli di gestione più intelligenti e collaborativi, in cui tecnologia e persone avanzano insieme».

Per maggiori informazioni sul report, cliccare qui.

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