Nomadi digitali si diventa, con competenze organizzative d’eccellenza

Una guida di LiveCareer spiega come è possibile lavorare in modalità totalmente nomade, ricordando che la realtà di chi sceglie questo modello è ben lontana dall'idea romantica del tipo da spiaggia in grado di connettersi da qualsiasi luogo e in qualunque condizione

Sì, lavorare viaggiando è possibile, ma non per tutti. Lo dimostra una guida pubblicata da LiveCareer®, piattaforma di servizi per la carriera specializzata in curriculum e lettere di presentazione, che affronta il tema del nomadismo digitale, mettendo in luce la presenza di tre fattori chiave perché possa essere di vero successo, ossia competenze digitali spendibili online, forte capacità di auto-organizzazione e stabilità economica.

Intitolata “Nomade digitale: chi è, cosa fa e come iniziare”, l’analisi contenuta nella guida si concentra su quali siano le professioni più compatibili con uno stile di vita itinerante. Nella maggior parte dei casi, si tratta di persone che lavorano in modalità full remote, quindi appartenenti ai settori IT, marketing digitale, comunicazione e consulenza. Più difficoltose da svolgere in modalità totalmente nomade sono invece le professioni nell’ambito della programmazione, web design, graphic design, scrittura e insegnamento online.

Nell’articolo sulla guida Natalia Stawiarska sottolinea la differenza tra chi lavora da remoto come dipendente e chi adotta uno stile di vita nomade completo: “Un nomade digitale è una persona che lavora utilizzando internet senza avere un ufficio o un’abitazione permanenti, spostandosi e operando da diversi paesi, città o luoghi, precisa l’autrice.

I nomadi digitali, detto in altri termini, sono ben lontani dall’essere “tipi da spiaggia”, ossia persone in grado di lavorare dappertutto. Al contrario, nella loro quotidianità devono affrontare sfide concrete come la gestione irregolare del reddito, la burocrazia fiscale, i fusi orari, il rischio di isolamento e la necessità di costruire un portfolio di progetti autonomi prima di partire.

Nella guida viene quindi suggerito di simulare la vita da nomade digitale per testare organizzazione e gestione del tempo prima di trasferirsi definitivamente.

Per chi decide di buttarsi, tra i principali benefici emergono libertà geografica, flessibilità oraria e possibilità di conciliare lavoro e qualità della vita, fattori che spingono sempre più professionisti a considerare questa scelta.

In Italia, spiega ancora l’articolo di LiveCareer, il nomadismo digitale è riconosciuto ufficialmente dal Decreto Sostegni‑ter, che ne sancisce lo status giuridico come modalità di lavoro legittima.

Per saperne di più si può cliccare qui oppure scrivere direttamente a Martyna Szczesniak.

SEGUI LA DIRETTA DI: