Fare vuoto per generare senso e valore nelle nostre performance
Prende spunto da una lezione con Guido Boffi, docente di Estetica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, la riflessione della nostra contributor Emilia A.C. Iuliano sull'importanza di creare spazio e tempo dentro noi stessi e nelle persone di cui ci occupiamo in qualità di HR manager o in altri ruoli, perché si attivino le competenze migliori che ci permetteranno di raggiungere gli obiettivi prefissati
di Emilia A. C. Iuliano*

Rielaborare la performance: stare, silenziare, immaginare per generare sé ed entrare in relazione
Quella che sto attraversando è, in fondo, una piccola rivoluzione. Una rivoluzione silenziosa che chiede tempo, presenza, profondità di sguardo in un contesto professionale orientato alla capacità di produrre risultati in tempi brevi. È la scelta di generare spazio prima di agire, di sostare prima di decidere, di abitare la complessità invece di comprimerla.
Da settimane una parola mi accompagna e mi interroga: performance. La riflessione proposta da Guido Boffi, docente di Estetica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, nell’ambito del master che frequento, ha aperto uno spazio che continua a lavorare dentro di me. Genera connessioni, attraversa le mie giornate professionali, si intreccia con la mia pratica di Coach Evolutiva, con il mio lavoro di Consulente HR, con il mio percorso di Educatrice alla Teatralità in formazione. La sto metabolizzando nel tempo e la vedo prendere forma concreta nella qualità delle relazioni e dei processi che accompagno.
La performance è un obiettivo trasversale. Riguarda un manager che guida un team, un’organizzazione che attraversa un cambiamento, un professionista che desidera evolvere, uno studente adolescente che cerca il proprio posto nel mondo. Nella prospettiva estetica proposta da Boffi, la performance prende forma come atto generativo: un processo che produce configurazione mentre accade.
Riletta alla luce del mio lavoro, questa idea apre una possibilità decisiva. Performare significa generare sé nel processo, rendere visibile lo sviluppo del potenziale attraverso la qualità della propria presenza. E questa qualità prende forma sempre in una relazione: con un cliente, con un gruppo, con un sistema organizzativo, con uno studente. La relazione diventa il luogo in cui il potenziale si attiva e si trasforma in esperienza condivisa.
In questa prospettiva, il vuoto assume valore generativo. Fare vuoto significa innanzitutto stare. Stare in una presenza piena, centrata, consapevole. Nella pratica del coaching questo si traduce in ciò che le competenze chiave della mia associazione professionale di riferimento ICF (International Coaching Federation) descrivono nella Competenza 5 “Mantiene la presenza”: rimanere focalizzati e adattabili, creare spazio per silenzi e pause, muoversi con agio nello spazio del non sapere. Questa postura genera un campo relazionale in cui l’altro può pensare, sentire, nominare con maggiore chiarezza. In un’organizzazione, la presenza diventa il primo atto di leadership relazionale.
Fare vuoto significa anche silenziare. Significa coltivare consapevolezza dei propri automatismi interpretativi, dei propri valori, delle proprie convinzioni, del proprio modo di funzionare.
La Competenza 2, “Incarna il Coaching Mindset”, richiama la pratica riflessiva continua, la gestione consapevole delle emozioni, l’apertura e la curiosità verso sé e verso l’altro. Questo lavoro interiore attraversa la sessione di coaching e si estende al colloquio HR, alla performance review, alla lettura delle dinamiche organizzative, alla facilitazione di un gruppo, alla relazione educativa. Lo spazio che creo dentro di me si traduce in spazio relazionale e progressivamente in cultura organizzativa.
Fare vuoto significa, infine, immaginare. Nella rielaborazione della prospettiva estetica di Boffi, immaginare è produzione di possibilità. Quando lo spazio si amplia, l’energia si orienta verso nuove configurazioni di senso.
La Competenza 6, “Ascolta attivamente“, diventa pienamente operativa: integrare parole, tono, linguaggio del corpo, contesto, valori e convinzioni dell’altro per coglierne il significato profondo e sostenere l’auto-espressione. In questo ascolto generativo, la relazione si configura come luogo di co-costruzione, in cui ciascuno produce sé nel dialogo con l’altro.
Nel mio lavoro integro coaching evolutivo ed educazione alla teatralità per favorire consapevolezza, apprendimento e cambiamento autentico. Credo nello sviluppo dell’individuo come via per generare sviluppo del potenziale umano personale, sistemico e sociale. Accompagno persone e organizzazioni a definire obiettivi significativi e a tradurli in azioni coerenti, allenando presenza, fiducia e co-creazione. La qualità della performance, in questa prospettiva, dipende dalla qualità dello spazio relazionale generato.
Che si tratti di un manager che guida un team, di un responsabile HR che legge dinamiche complesse, di un consulente che entra in un sistema organizzativo o di un educatore che affianca uno studente nella ricerca della propria direzione, la domanda resta la stessa: quale spazio sto generando mentre agisco? Quale qualità di relazione sto attivando?
Performare significa produrre sé nel processo, in coerenza con i propri valori, le proprie risorse, il proprio scopo, dentro una relazione che sostiene l’emergere reciproco.
Stare, silenziare, immaginare diventano così tre dimensioni di una pratica professionale esigente e insieme profondamente concreta. In un tempo orientato alla velocità e all’output, il vuoto si rivela una competenza strategica: lo spazio generativo in cui la performance diventa evoluzione.
* Chi sono

Credo nello sviluppo dell’individuo come via per generare sviluppo del potenziale umano personale, sistemico e sociale.
Coach Evolutiva, con credenziali ACC ICF (International Coaching Federation), integro coaching evolutivo ed educazione alla teatralità per favorire consapevolezza, apprendimento e cambiamento autentico.
Dopo un lungo percorso come Giornalista, Docente Universitaria a contratto, Project Manager e People Manager, oggi accompagno persone e organizzazioni a definire obiettivi significativi e a tradurli in azioni coerenti, allenando presenza, fiducia e co-creazione. Il mio lavoro promuove relazioni consapevoli, ambienti generativi e una cultura della crescita condivisa.
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