Il lavoro ibrido e la leadership conquistata sul campo, giorno dopo giorno

La nostra contributor Atena Manca riflette sui mutamenti nel ruolo dell'HR in un'epoca come la nostra in cui diventa sempre più centrale saper governare la complessità dei processi anziché possedere specifiche competenze tecniche

di Atena Manca*

Siamo abituati ad associare la leadership ad un ruolo preciso. Un titolo, una seniority, una posizione nell’organigramma. Una semplificazione che ha funzionato finché il lavoro è rimasto relativamente lineare. Oggi, osservando come si muovono i progetti nelle organizzazioni, questa sovrapposizione appare sempre meno convincente.

Le decisioni che incidono davvero su tempi, qualità e risultati raramente arrivano dall’alto in modo preciso e ordinato. Nascono nel lavoro quotidiano, dentro sistemi operativi sempre più articolati, dove persone, strumenti digitali, piattaforme e sistemi intelligenti interagiscono in modo continuo. E qualcuno deve ridurre la complessità, prendere una direzione, tenere insieme elementi a volte anche incoerenti. Spesso lo fa senza un mandato formale, senza persone a riporto, senza che quella responsabilità sia esplicitamente riconosciuta.

Negli ultimi anni questo fenomeno è diventato evidente anche per un altro motivo: le tecnologie non si limitano più a supportare l’esecuzione, ma partecipano attivamente ai processi decisionali. Suggeriscono alternative, producono analisi, simulano scenari. Le risposte arrivano velocemente, le opzioni si moltiplicano, le possibilità sembrano non finire mai. In questo contesto, la vera sfida è la capacità di governare le varie soluzioni proposte.

Quando il lavoro si svolge in sistemi ibridi, il punto critico è “usare bene gli strumenti” e soprattutto decidere cosa farne. Quali input considerare, quali scartare, dove fermarsi, quando chiudere. Qui emerge una forma di leadership meno visibile, ma essenziale. Non tanto fondata sull’autorità, bensì sulla capacità di dare struttura alla complessità.

Questa leadership si manifesta nella chiarezza delle priorità, nella definizione dei confini, nella gestione dei limiti, nell’assunzione esplicita delle decisioni. Vive nei progetti, nei ruoli a metà tra diverse funzioni, in quelle posizioni operative che tengono insieme persone e sistemi senza poter delegare completamente né agli strumenti né alla gerarchia.

Per le funzioni HR questo rappresenta una nuova opportunità concreta. I modelli di sviluppo della leadership restano spesso ancorati alla dimensione gerarchica, mentre faticano a riconoscere chi governa processi complessi in ambienti aumentati dalla tecnologia. Eppure, è proprio questa capacità di orchestrazione che oggi rende sostenibili molti sistemi di lavoro.

In contesti di questo tipo, la competenza tecnica è una soglia di ingresso, non un fattore distintivo. A fare la differenza saranno sempre più competenze che diventano centrali proprio perché il lavoro non è più solo umano, né completamente automatizzabile.

In questo senso, il ruolo delle funzioni HR può evolvere in modo significativo. Non più offrendo solo formazione sugli strumenti o sulle competenze relazionali, ma progettando percorsi che aiutino a leggere, governare e orchestrare sistemi di lavoro complessi. Spazi di sperimentazione, simulazione, riflessione guidata, accompagnamento nei progetti. Formazione che tenga insieme decisione, responsabilità e tecnologia, invece di trattarle come ambiti separati.

Anche per chi lavora, questo implica un cambio di mentalità. In sistemi di lavoro aumentati dall’intelligenza artificiale, la leadership non arriva per investitura ufficiale, ma si costruisce assumendosi responsabilità prima del titolo. Accettando zone grigie, allenando il giudizio, imparando a dialogare con strumenti sempre più presenti.

Forse è da qui che vale la pena ripartire. Meno attenzione ai ruoli dichiarati e più attenzione alle competenze che permettono di tenere insieme persone e sistemi intelligenti. Oggi la leadership che funziona non sempre si vede dall’organigramma, ma può essere allenata, sviluppata e sostenuta. Ed è sempre più necessaria proprio dove il lavoro diventa ibrido.

* Chi è l’autrice
Atena Manca è una professionista con 20 anni di esperienza nel marketing e nella comunicazione. Laureata in Economia per l’Arte e la Cultura all’Università Bocconi e con un Master in Marketing a Publitalia ’80, ha completato di recente il corso Mastering Digital Marketing in an AI World alla London Business School. Creatrice del blog Madonnager.it, Atena condivide riflessioni e consigli (anche quelli non richiesti!) su come bilanciare carriera, maternità e vita personale, sempre con un pizzico di ironia.

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