Umanoidi al lavoro: la rivoluzione robotica comincia dall’Italia

Al Magna Pars Hotel di Milano si è girata una scena del film di "non-fantascienza" avente per protagonisti robot pronti per entrare nel settore dell'hospitality e dell'industria e servizi, prodotti dall'azienda modenese SIR Robotics

Niente prototipi da laboratorio, ma umanoidi fatti e finiti e già pronti ad entrare nel mondo del lavoro: è il ciak del film di “non-fantascienza” che si è girato la settimana scorsa al Magna Pars Hotel di Milano. Protagonisti, robot con l’aspetto molto simile al nostro, in grado di servire bevande e di interagire con il pubblico; accanto a loro, c’erano anche “cani meccanici” che pattugliano spazi come guardiani digitali, mentre bracci e mani artificiali mostravano una precisione quasi chirurgica. I nomi delle star dell’evento milanese sono A2 Ultra, OmniHand 2025, X2 Ultra, D1 Ultra, D1 Ultra W e Cleaner.

A realizzarli, è stata SIR Robotics, system integrator modenese con oltre quarant’anni di esperienza e 3.900 applicazioni installate nel mondo, che propone robot progettati per lavorare fianco a fianco con le persone e configurati in modo altamente personalizzato grazie a un sistema open source e a una Data Factory che consente di modellare competenze e comportamenti in base al settore, dall’assemblaggio di precisione in ambito biomedicale all’integrazione con impianti esistenti fino ai servizi di accoglienza.

L’evento milanese ha dato occasione alla innovativa realtà italiana guidata dal Ceo Davide Passomi di lanciare il seguente messaggio: i robot umanoidi non sono più un’immagine da cinema, ma una presenza concreta nei luoghi del lavoro e dei servizi. Dello stesso avviso è Bruno Siciliano, docente dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, che ha considerato: «L’Italia ha tutte le carte in regola per diventare protagonista nella robotica umanoide», grazie a un intreccio di eccellenza ingegneristica, tradizione manifatturiera e capacità di innovazione che permette al Paese di non limitarsi a importare tecnologia, ma di svilupparla e adattarla ai propri bisogni, costruendo un modello evoluto di collaborazione uomo-robot.

Lo scenario in cui questa “invasione” prende forma è quello di un mercato globale in forte accelerazione: secondo Research Nester il comparto dei robot umanoidi ha superato i 2,7 miliardi di euro nel 2025 e punta a toccare i 70 miliardi entro il 2035, con una crescita complessiva superiore al 2.500% e un tasso annuo del 38%, cifre che spiegano perché queste macchine stiano uscendo dai centri di ricerca per entrare nelle fabbriche, negli hotel, nelle aree industriali e negli spazi aperti al pubblico.

Scendendo più nel dettaglio delle caratteristiche degli umanoidi presentati a Milano, le più impattanti sul mondo del lavoro vengono da A2 Ultra, umanoide alto 170 centimetri e dal peso di 70 chili, che è stato pensato per l’hospitality e l’accoglienza commerciale. Tra le mansioni che è in grado di svolgere, oltre a servire bevande e snack, è capace di scattare foto con gli ospiti e muoversi in sicurezza tra le persone.

OmniHand 2025 è invece una mano robotica avanzata per l’automazione industriale, capace di operazioni di precisione come avvitamento, sollevamento e manipolazione di oggetti complessi. Ancora, X2 Ultra è orientato all’intrattenimento e all’interazione con il pubblico, progettato per offrire esperienze dinamiche e personalizzate.

D1 Ultra e D1 Ultra W sono robot quadrupedi dotati di sistemi di videosorveglianza intelligente e rilevamento di anomalie in tempo reale, destinati a compiti di sicurezza e pattugliamento anche in scenari complessi.

Cleaner, infine, è un robot specializzato nella pulizia autonoma di ambienti articolati, capace di operare senza supervisione diretta.

Davide Passomi

La visione che accompagna queste soluzioni non è quella della sostituzione del lavoro umano, ma della sua trasformazione: liberare le persone da attività ripetitive e usuranti per restituire centralità a competenze e capacità decisionali, in un contesto in cui la robotica diventa leva di sicurezza, efficienza e crescita.

Il terreno italiano appare quindi pronto: secondo il World Robotics Report della International Federation of Robotics, nel 2024 sono stati installati nel nostro Paese 8.783 nuovi robot industriali, con una densità di 228 robot ogni 10 mila dipendenti manifatturieri, un dato che colloca l’Italia al secondo posto in Europa e mostra come la base per l’evoluzione verso la robotica umanoide sia già stata costruita.

L’arrivo di macchine capaci di condividere spazi, compiti e relazioni con le persone segna così un cambio di passo non solo tecnologico, ma anche organizzativo e culturale, aprendo scenari in cui industria, servizi, sicurezza e hospitality convergono nella stessa traiettoria di innovazione.

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