
Sì alla fisica quantistica applicata ai team, per favorire coesione ed energia
La nostra contributor Luisa Romesi illustra l'applicazione decisamente "unconventional" dei principi della fisica quantistica alla gestione dei gruppi di lavoro. Perché possano funzionare, serve però grande impegno soprattutto da parte dei leader
di Luisa Romesi*

Dopo aver esplorato nel precedente articolo l’astrologia e i passaggi planetari di questa estate 2025 (Urano è entrato nei Gemelli), apriamo una nuova stagione “Unconventional” parlando di fisica quantistica.
Partiamo dall’inizio.
Siamo alla fine del 1927. A Bruxelles, per la prima volta nella storia, si riuniscono i giganti della scienza: Planck, Einstein, Bohr, Schrödinger, Dirac. L’argomento? Le rivoluzionarie scoperte sul “quanto”, quella particella infinitesimale che compone l’atomo e che sta per sconvolgere la nostra comprensione del mondo.
Sicuramente avrete sentito parlare, anche solo a grandi linee, di fisica quantistica. Un universo che affascina chiunque si imbatta nei suoi principi rivoluzionari, senza essere fisici e premi Nobel. Dopo la sua scoperta, parole come unione, collegamento, connessione tra elementi hanno infatti assunto significati completamente nuovi.
Vi racconto l’effetto che ha avuto su di me, sin da subito.
Già dai primi libri letti su queste incredibili scoperte, ne sono rimasta letteralmente rapita. Immediatamente dopo, come capita sempre quando scopriamo qualcosa che ci entusiasma, ho sentito il forte desiderio di condividerlo.
Che cosa mi è successo? Presto detto: la fisica quantistica ha avuto un effetto dirompente nel mio mondo professionale, dando finalmente una spiegazione scientifica ad alcuni miei “credo” manageriali. Ve li illustro qui di seguito.
L’Entanglement: quando il team diventa “uno”
Il concetto quantistico che ho applicato ai team è l’entanglement quantistico. Che cos’è?
Spiegato in parole semplici: immaginate due particelle quantistiche che sono state a contatto (e quando dico particelle, possiamo pensare alle persone). Anche se le separate per migliaia di chilometri, quando una cambia il suo stato istantaneamente, l’altra reagisce nello stesso momento. Einstein la definiva “azione spettrale a distanza” perché sembrava impossibile.
Per convincere anche i più scettici di voi, prendiamo un esempio concreto di entanglement inconsapevole: il caso Apple.
Ai tempi di Steve Jobs, il team di progettazione della grande azienda di informatica era composto da 15 ingegneri selezionatissimi che passavano insieme 12-14 ore al giorno, 6-7 giorni alla settimana, per anni. Quando succedeva qualcosa di straordinario, bastava che uno corrugasse leggermente la fronte osservando un materiale imperfetto, che, dall’altra parte del laboratorio, i responsabili dei materiali si allarmassero immediatamente. Tutto questo senza dirsi una parola.
Perché accadeva? Eccovi le ipotesi più probabili:
– il team toccava e testava gli stessi oggetti per ore;
– si era creata una saturazione sensoriale condivisa;
– condividevano un’ossessione comune per la perfezione;
– avevano sviluppato un linguaggio corporeo unico;
– ogni fallimento entrava nella memoria emotiva collettiva.
Il paradosso? Jobs non credeva assolutamente alla fisica quantistica. Eppure è innegabile che più il team cercava la perfezione individuale, più diventava un organismo collettivo sincronizzato.
A questo punto vi starete chiedendo: come possiamo applicare l’entanglement al nostro team? Forte di questa consapevolezza, personalmente cerco sempre di creare e ispirare sentimenti comuni nel team che prevalgano sul successo individuale.
Eccovi la mia strategia quantistica:
– Meeting “entangled”: ogni riunione con il mio team è incentrata su questa ambizione collettiva. Come ho scritto nel primo articolo, il leader deve crederci per se stesso e per tutti gli altri: questo è il punto di partenza non negoziabile.
– Tre obiettivi comuni: applico i principi della fisica quantistica iniziando sempre con tre obiettivi comuni da raggiungere insieme, ossia analisi approfondita, decisione strategica e pianificazione del trimestre successivo. Questo “setting“ promuove immediatamente un tono comune e smussa l’individualismo esasperato che nei team operativi spesso si sviluppa.
– Check finale quantistico: alla fine di ogni riunione, ognuno dà la sua opinione e valuta se gli obiettivi prefissati sono stati raggiunti. È il momento in cui l’entanglement si manifesta: percepisci se il team è davvero sincronizzato.
A questo punto, debbo però avvertirvi: creare questa energia comune, che ha una potenza enorme, è sempre molto impegnativo. Non abbiamo sempre il team iper-selezionato di Jobs dove tutto è estremo. Nella realtà quotidiana, spesso dobbiamo invece gestire i “sabotatori interni”, cioè quelli che già solo entrando in sala meeting fanno scendere l’energia propositiva della metà.
Per questa ragione, serve un leader iper-concentrato, riposato e con le idee chiarissime. Il mio sogno rimane sempre la sinergia di tipo sportivo: torno sempre lì non per caso, perché a mio avviso lo sport ci offre infiniti esempi di sincronismi, simbiosi ed entanglement.
Ma fermiamoci qui con la nostra dose di “Unconventional”! La prossima volta esploreremo il sistema limbico e come gli oli essenziali possano supportare i team di lavoro.
Intanto, buon rientro… quantistico!

*Chi sono
Laureata in Scienze Motorie all’Università degli Studi di Roma “ Foro Italico”, ho costruito un percorso formativo diventando Coach certificata ICF e conseguendo un Master di II livello in Medicina Naturale all’Università degli Studi di Roma “ Tor Vergata”.
Nel mio attuale ruolo di VP Geo Italy per Foot Locker, seguo strategicamente un network di 157 punti vendita sul territorio nazionale, con l’obiettivo di migliorare le performance degli store, contribuendo allo sviluppo delle persone all’interno dell’azienda. La mia filosofia professionale si fonda sull’agilità, con una forte attitudine al teamworking e con spiccate capacità di comunicazione e di relazione interpersonale, qualità che ho sviluppato grazie alla mia esperienza sul campo.
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