
Riposa e lavora, così dirai addio per sempre al burnout
Perché abbiamo bisogno di vacanze e perché non bastano per ricaricarci davvero? Lo spiega nel suo nuovo articolo il contributor Franco Zullo, che ci invita anche a testare il nostro livello energetico con un piccolo esercizio di auto-consapevolezza
di Franco Zullo*
Ogni estate milioni di persone attendono con impazienza le vacanze. Si sogna la partenza, si organizza tutto nei minimi dettagli, si immagina quel momento in cui finalmente il corpo si distende e la mente si libera.
Eppure, quando arriviamo a quel tanto atteso periodo di riposo, ci rendiamo conto che non è così semplice staccare la spina.

Numerose ricerche dimostrano che servono almeno cinque giorni di vacanza prima che il nostro cervello si adatti a un nuovo ritmo e smetta di inseguire i pensieri del lavoro, i messaggi rimasti in sospeso, i progetti lasciati a metà. Uno studio di de Bloom ha evidenziato che il benessere percepito raggiunge il picco intorno all’ottavo giorno di vacanza, quando finalmente corpo e mente si sono rilassati davvero (de Bloom et al., Journal of Happiness Studies, 2012).
Il paradosso, però, è che proprio quando iniziamo a rigenerarci, si avvicina il rientro. Tre giorni prima di tornare in ufficio, molte persone iniziano a rimuginare: pensano a quanto è stato bello non avere orari, si fanno prendere dall’ansia del domani ricomincia la giostra, e il risultato è che il beneficio della vacanza si erode proprio sul più bello. Secondo un sondaggio dell’American Psychological Association (2018), il 40% dei lavoratori dichiara che i benefici delle ferie durano solo pochi giorni, e il 24% afferma che svaniscono addirittura immediatamente al rientro.
E non è tutto. Anche una volta tornati alla scrivania, serve tempo per riaccendere i motori: uno studio pubblicato su Applied Psychology ha mostrato che il 47% delle persone impiega da 2 a 4 giorni per tornare a regime, mentre il 15% ne richiede addirittura da 5 a 7 (Fritz & Sonnentag, 2006).
Il ciclo classico lavoro estenuante → vacanza lunga → ritorno traumatico mostra tutti i suoi limiti. Il miglioramento non avviene automaticamente: anzi, rischiamo di vivere in una continua altalena tra esaurimento e recupero parziale.
Ti è mai capitato di tornare dalle vacanze e sentire, già dopo una settimana, che la tua energia era nuovamente ai minimi livelli?

La verità è che le vacanze non bastano.
Non bastano perché non sono pensate per riequilibrare le nostre energie quotidiane. Sono una boccata d’aria necessaria, certo, ma arrivano quando siamo già esausti, dopo mesi in cui abbiamo spinto il nostro corpo e la nostra mente oltre i limiti.
Il burnout – quella condizione di esaurimento emotivo, fisico e mentale che oggi colpisce milioni di persone – non nasce da una mancanza di vacanze. Nasce da un ritmo di lavoro che consuma più di quanto rigenera.
Pensaci:
– Se ogni giorno ti senti intrappolato in riunioni infinite e poco utili…
– Se rincorri scadenze che sembrano moltiplicarsi invece che diminuire…
– Se arrivi a fine giornata svuotato, senza più energie né per te né per la tua famiglia…
Credi davvero che due-tre settimane d’estate possano compensare undici mesi vissuti in questo modo?
La vera svolta: ripensare il ritmo del lavoro
E se il problema non fosse la quantità di vacanze, ma come viviamo le nostre settimane?
È qui che entrano in gioco modelli innovativi come la Smart Week (4 Day Week).
Questi approcci non sono semplicemente una riduzione delle ore lavorative, ma una nuova visione del lavoro:
– non più “più ore = più risultati”,
– ma “energia ben gestita = performance migliore”.

Con la Smart Week le persone imparano a seguire i ritmi naturali del corpo e della mente. Le giornate si strutturano alternando momenti di focus intenso e momenti di recupero. Le settimane sono più brevi, ma più produttive, perché ogni ora viene usata con consapevolezza.
Il riposo non diventa un lusso stagionale, ma un ingrediente quotidiano della performance sostenibile.
Con pause regolari, micro-momenti di reset e una cultura che integra benessere e produttività ogni settimana, non abbiamo più bisogno di attendere le vacanze estive per respirare.
Le vere domande diventano:
– E se potessi sentirmi rigenerato ogni settimana, invece che solo ad agosto?
– E se il mio lavoro mi lasciasse energia invece di consumarla?
– Quanto cambierebbe la mia vita se non dovessi più impiegare 5 giorni per rilassarmi e altri 3 per rimpiangere la libertà perduta?
Il riposo, ribadisco, può diventare una scelta quotidiana e un vantaggio competitivo, per te e per il tuo team.
Domande per riflettere
Per aiutarti a prendere consapevolezza del tuo rapporto con il riposo e il lavoro, ti invito a fermarti un attimo e rispondere, anche solo mentalmente, a queste domande:
1. Quanto tempo ti serve di solito per staccare davvero la mente dal lavoro quando vai in vacanza?
2. Ti sei mai trovato a contare i giorni che mancano al rientro invece che vivere pienamente il presente?
3. Se guardi alla tua ultima settimana lavorativa, quante volte ti sei sentito davvero energico e concentrato?
4. Quanto spesso usi il tuo tempo libero per recuperare dalla stanchezza invece che per vivere esperienze significative?
5. Come cambierebbe la tua vita se potessi avere ogni settimana o ogni due un giorno in più per rigenerarti senza sacrificare i risultati?
Scrivi le risposte in un diario o su un foglio: è il primo passo potente per rendere visibile ciò che spesso diamo per scontato.
Il riposo non è tempo perso: è la base del tuo impatto
Nella cultura del sempre occupato, riposare è visto come una debolezza. In realtà, è esattamente il contrario.
Gli studi di Jim Loehr e Tony Schwartz dimostrano che i veri top performer – atleti, leader, creativi – non gestiscono solo le ore di lavoro, ma i cicli di attivazione e recupero.
Chi sa fermarsi nei momenti giusti è più lucido, creativo e resiliente. Chi ignora il riposo finisce per bruciarsi.
Il riposo non è tempo sottratto alla produttività: è ciò che la rende possibile.
Il riposo è una skill che deve essere allenata, come dice Alex Soojung-Kim Pang nel suo libro “Rest: Why You Get More Done When You Work Less”.
Il futuro del lavoro è e deve essere più umano
Le vacanze estive continueranno ad avere il loro fascino, ma non possono essere l’unico argine allo stress.
Se vogliamo davvero liberarci dalla spirale di stanchezza e burnout, dobbiamo ripensare il nostro rapporto con il tempo e soprattutto con le nostre energie.
Proprio per questo motivo, sto ultimando di scrivere il manuale SMARTER, che ha l’obiettivo di aiutare le persone, con metodo, a cambiare abitudini e ad armonizzare la produttività con il benessere e le performance. E’ possibile lavorare meno, con più intensità e intelligenza, e avere ogni settimana spazi reali di rigenerazione.
Sei pronto a smettere di sopravvivere aspettando le ferie e a costruire un modello di vita e lavoro che ti rigenera ogni giorno?
Forse la vera rivoluzione non è lavorare di meno, ma lavorare in modo più umano. E questo, oggi, è possibile ed è soprattutto necessario.

*Chi è l’autore
Strategic Advisor per CEO, HR e Team Leader, da oltre 20 anni Franco Zullo supporta le organizzazioni nel ripensare i modelli di lavoro e di business per migliorare performance, produttività, benessere e impatto. È autore e speaker internazionale su temi legati al futuro del lavoro, alla strategia della performance e alla trasformazione sistemica delle imprese. Il suo approccio combina visione strategica, pensiero sistemico e innovazione centrata sulle Persone. Appassionato di vela, cibo & vino, musica, viaggi e delle persone diverse da lui che incontra lungo il cammino.
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