Mentoring, un ponte tra generazioni di grande valore per la carriera delle donne

Ascolto e fiducia: sono questi gli elementi principali sui quali si regge la relazione tra mentor e mentee. La nostra contributor Atena Manca racconta di essere stata l'una e l'altra con effetti impagabili per la sua crescita nel lavoro e nella vita.

di Atena Manca*


Mentoring e coaching vengono spesso confusi, ma hanno una natura diversa. Il coaching è più strutturato, orientato a obiettivi precisi in tempi definiti. Il mentoring, invece, nasce da una relazione di fiducia, in cui chi ha più esperienza condivide il proprio percorso, offre ascolto, guida e visione. Non serve una cornice formale: basta una connessione vera, fatta di confronto sincero e disponibilità.

Ci sono incontri che restano. Persone che aprono strade, suggeriscono letture diverse della realtà, mettono a fuoco cose che da soli si fatica a vedere. Il mentoring nasce così, da un legame che si costruisce nel tempo, fatto di ascolto e fiducia. E che, a volte, può cambiare il corso di una carriera.

Molti studi lo dimostrano: chi ha avuto accanto un mentor tende a sviluppare una leadership più consapevole e a prendere decisioni più solide nei momenti chiave. Lo confermano anche i numeri: secondo la Harvard Business Review, l’84% dei Ceo considera decisivo il ruolo di un mentor nel proprio percorso.

Il confronto con qualcuno che ha più esperienza può alleggerire la solitudine delle scelte, aiutare a rileggere certi passaggi con lucidità, dare forza all’intuizione quando tutto intorno sembra incerto. È un dialogo che arricchisce entrambi, anche quando non si traduce in indicazioni pratiche o risposte immediate.

Nel mio progetto Madonnager ho vissuto il mentoring in prima persona, accompagnando alcune donne nei loro percorsi di crescita. Esperienze che hanno lasciato il segno, perché quando si crea quello scambio vero, quello in cui ci si mette in gioco senza maschere, succede qualcosa di potente. Si crea uno spazio dove le idee circolano, le paure si ridimensionano, e i dubbi si trasformano in possibilità.

Ma prima ancora di essere una mentor, sono stata – e sono tuttora – una mentee. Ho avuto la fortuna di lavorare con alcuni capi capaci, negli anni, non solo di tirare fuori il meglio da me, ma anche di offrirmi sempre uno sguardo arricchente. Anche oggi, nei momenti di passaggio o incertezza, sono le prime persone a cui penso di rivolgermi. Non per avere risposte pronte, ma per ritrovare il senso delle cose, con più lucidità e meno rumore. E il mio senso di gratitudine è enorme.

Per le donne questo scambio ha un valore ulteriore. Non sempre ci si sente legittimate ad ambire, a farsi spazio, a prendere parola. Avere accanto qualcuno che ci crede, che ci ha già passato, che ti guarda e ti dice «vai bene così, vai avanti», può cambiare la postura con cui si entra in una riunione, si scrive un CV, si accetta un nuovo incarico. E può aiutare a rompere quella catena silenziosa di autoesclusione che ancora oggi frena tante carriere femminili.

Il mentoring crea ponti. Tra generazioni, tra mondi, tra persone diverse. E quei ponti sono necessari, oggi più che mai.
Se ti interessano questi temi – leadership, crescita, conciliazione – ne parlo anche su @madonnager_it, con un pizzico di ironia. Ti aspetto lì.

* Chi è l’autrice
Atena Manca è una professionista con 20 anni di esperienza nel marketing e nella comunicazione. Laureata in Economia per l’Arte e la Cultura all’Università Bocconi e con un Master in Marketing a Publitalia ’80, ha completato di recente il corso Mastering Digital Marketing in an AI World alla London Business School. Creatrice del blog Madonnager.it, Atena condivide riflessioni e consigli (anche quelli non richiesti!) su come bilanciare carriera, maternità e vita personale, sempre con un pizzico di ironia.

SEGUI LA DIRETTA DI: